- Band: Chanel Beads
- Titolo: «Your Day Will Come»
- Etichetta: Jagjauwar
- Durata: 14 tracce - 52 minuti circa
- Paese: USA, New York
- Genere: Alternative Pop, Hypnagogic Pop, Dream Pop
- Tipologia: LP - Studio
- Pubblicato: 26 giugno 2026
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- AOTY
Dare al secondo disco lo stesso titolo del primo è il genere di gesto che di solito nasconde pigrizia oppure provocazione, hai presente Einstein di cui si diceva che possedesse dello stesso abito più copie, per risparmiare tempo si diceva... Sembra una roba così!
Chanel Beads, cioè Shane Lavers da New York, ha scelto una terza via, repetita iuvant. «Your Day Will Come» arriva a fine giugno su Jagjaguwar con lo stesso nome del debutto del 2024, e la spiegazione che Lavers ha dato sta tutta lì, in una frase che continua a suonargli in testa senza svanire, sospesa tra la certezza e il dubbio. È un modo elegante per rifiutare l'obbligo di reinventarsi a ogni uscita, quell'imperativo che il marketing vende come crescita e che quasi sempre è solo ansia travestita. Un artista che chiama due volte le cose con lo stesso nome sta dicendo che il lavoro non è finito, e forse non finirà mai...
Tra echi dei The Cure che giungono come una piccola chiave che apre un cassettino della memoria personale, il disco parte da «Drums Only» che è esattamente ciò che promette, batteria nuda, spazio, la decisione di non spiegare niente prima ancora di cominciare. Da lì in avanti il suono si muove in una zona dai confini labili, tra hypnagogic pop, dream pop e ambient, con lo shoegaze che affiora ma non governa mai la scena musicale di Lavers. Le canzoni sembrano piccole figure ritmiche e melodiche che si ripetono, esitano, tornano indietro, come se l'estetica fosse un pretesto per stare fermi in un posto e guardarlo bene. Zachary Paul al violino e Mari Rubio alla chitarra tengono caldo il tessuto dove l'elettronica lo raffredderebbe, mentre la voce di Maya McGrory entra ed esce dai brani come una seconda coscienza.
Ho letto che durante la scrittura Lavers registrava voice memo ogni volta che passava vicino ad acqua corrente, e a New York significa soprattutto tombini e scarichi. Quel suono di drenaggio è finito nell'impasto, non come effetto ma come ambient field del disco. I testi descrivono di lutto, della memoria e della sua inaffidabilità, il dubbio ricorrente sul senso di continuare a fare musica. «Tyler Richard» nasce dalla visita in sogno di una persona morta; «The Coward Forgets His Nightmare», uscita in anticipo come singolo, ragiona sulla musica come unica salvezza a disposizione (questo mi è molto vicino).
Quando funziona, e funziona spesso, il disco tiene insieme cose che dovrebbero litigare, tra melodie pop catchy e inquietanti allo stesso tempo, produzione stratificata e gesti volutamente casalinghi. Grant Sharples su Paste lo ha definito «eerie yet conventional, ethereal yet tactile» - inquietante ma al contempo convenzionale, etereo ma tangibile - e la formula coglie il punto. La stranezza qui non è mai un costume, è la struttura. «Dust in the Wind» si concede perfino un'aria da ABBA e la chiusura «Beaten With Sticks» guarda senza timore verso Kanye West e Frank Ocean, cioè verso un'idea di pop d'autore che assembla frammenti invece di levigarli. Nella coda dell'album «Drunk Stupid in the Structure» e «Boss» sono i momenti in cui la tensione trova finalmente un corpo, e si capisce che tutta quella sospensione precedente serviva a qualcosa.
L'artwork gioca sulla stessa corda, con una grana sporca e un gargoil di pietra quasi medievale in contrasto con le copertine lucide delle uscite pop coetanee. Coerente, forse persino troppo, con l'idea di un progetto che preferisce l'ombra alla luce piena. Un seguito numeroso per Chanel Beads da quando il debutto del 2024 aveva accelerato la carriera al punto da farlo salire sul palco ad aprire il tour nordamericano di Lorde. Il salto di scala non ha ammorbidito il progetto: semmai lo ha reso più sicuro di restare piccolo dove vuole restare piccolo.
Ripetere il titolo poteva essere una furbata da ufficio stampa. È diventato invece la cosa più onesta del disco, l'ammissione che certe frasi, e certe paure, non si esauriscono in un giro solo. «Your Day Will Come» non è il disco che ti aggredisce, è quello che resta acceso nella stanza quando hai già smesso di ascoltarlo. Il giorno arriverà, dice il titolo, due volte: e la seconda suona meno come una promessa e più come una cosa con cui si è imparato a convivere.
«The Coward Forgets His Nightmare» e «Outside Your Life» sono nella playlist qui di seguito (due pezzi per LP Of The Week) 👇🏼
