C’è una playlist che non si limita ad esser ascoltata, si attraversa, come se fosse un sentiero. Come una foresta di creature in mutazione, ogni brano è un animale che cambia pelle tra le tue orecchie e sotto i tuoi occhi. Si parte da "Focus on Reflection", cullati e trasportati e si finisce tra le api di "Melittology", dove il suono diventa studio, danza, scienza.

Nel mezzo, ci sono bolidi neri, asteroidi sorridenti, Wyoming immaginari e culture aziendali in fiamme. C’è chi urla, chi sussurra, chi vola basso con ali straordinarie. Ogni artista è al debutto o alla soglia di qualcosa: una nuova forma, una nuova voce, un nuovo coraggio. Questa non è una compilation. È una metamorfosi collettiva. Un invito a lasciarsi attraversare.

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you,infinite – “Focus on reflection" - L'incipit di questa playlist é anche l'inizio di uno degli album di debutto migliori di quest'anno, paesaggi sonori maestosi, quasi epici ma mai troppo ingombranti.

Consolers – “Boiled Over” - Un’esplosione controllata: riff nervosi e voce che sembra trattenere un urlo. Post-punk che sa di tensione domestica e finestre chiuse. Semplicitá.

Pôt-pot - "WRSW" - Qui il post-punk si aggrappa a loop lisergici e bassi che spadroneggiano, un brano che non vorreste mai arrivasse alla fine. Debutto impressionante.

Maruja – “Reconcile” - Sax e furia: un rituale urbano tra spoken word e noise jazz. La riconciliazione qui è una lotta, non una carezza.

Sunday,june – “Mother" - Un pezzo che fa tornare a casa, dovunque voi lo ascoltiate. Caldo, come solo l'abbraccio consolatorio di una madre puó essere. Splendido.

Heartworms – “Extraordinary Wings” - Ali straordinarie, sì, ma fatte di synth e ombre. Un volo basso, tra malinconia e potenza glaciale.

Rún - "strike it" - Beh, un giretto nei gironi danteschi nom volevate farlo? Pezzo permeato di oscuritá, talmente denso da colare

Tunde Adebimpe – “Thee Black Boltz” - Ritmo spezzato, voce rituale: un bolide nero che attraversa il paesaggio sonoro come un presagio. Arte viscerale.

all under heaven – “Moving On” - Shoegaze tenero e distorto, come un diario lasciato sotto la pioggia. Il movimento è lento, ma necessario.

Mandrake Handshake – “HypersonicSuper-Asterid” - Psichedelia cosmica con groove da danza stellare. Un asteroide che sorride mentre ti travolge, spettacolare.

Divorce – “Antarctica” - Freddo emotivo e ironia tagliente. Un viaggio nel ghiaccio interiore, con controcanti delicati e avvolgenti.

Lambrini Girls – “Company Culture” - Punk urlato e sarcastico, come una mente che prende fuoco. La cultura aziendale? Distrutta in 2 minuti e 30.

Poor creature - "All smiles tonight" - Un sorriso che pesa, indossato come un costume. La notte amplifica la finzione, mentre le “poor creatures” cercano riparo. La musica vibra tra ironia e malinconia, un ballo di ombre e luci. Ogni sorriso è un segreto trattenuto, fragile come vetro sotto il vento. 

Expose – “No adrenaline" - Nessun battito, nessuna emozione, peró noi siamo stati colpiti da questo pezzo breve ma intenso e cupo.Provatelo.

Rum Jungle – “What’s Next” - Indie tropicale con nostalgia da fine estate. Il futuro è una domanda sospesa, divertiamoci con groove e malinconia.

Dog Race – “40 Winks to Wyoming” - Western sintetico e sognante. Un viaggio onirico verso un Wyoming che forse non esiste. Come fate a non amarli già?

YARD – “Appetite” - Fame di suono, fame di caos. Un brano che mastica il post-punk e lo risputa con eleganza rabbiosa. L'appetito vien ascoltandoli.

Cubzoa - "Buckle up" - Cubzoa è l’alias di Jack Wolter, nato dal nome della cubomedusa (box jellyfish), creatura marina velenosa che diventa simbolo del suo suono: fragile e potente allo stesso tempo. Un invito a stringere le cinture, a prepararsi al viaggio.  La voce di Cubzoa è fragile ma decisa, come un sussurro che diventa onda. Il brano vibra tra intimità e slancio, sospeso tra cielo e mare. 

Venturing – “Play my guitar” - Intimità lo-fi, come una demo registrata in una stanza piena di sogni. La chitarra viene usata come una confessione o come una compagna fidata, l'unica.

Sydney Mynsky Sargeant - "long roads" - Debutto solista particolarmente inaspettato e gradito, questa long roads di vedderiana memoria (per il titolo ma non solo) ci ha colpito dal primo ascolto.

Prohibition Prohibition – “Oederland” - Un paese immaginario tra krautrock e distopia. Ritmi ipnotici e paesaggi mentali. Una band strepitosa che ha lasciato piú di un segno nel 2025.

Floral Image - "Meadowland" - Un altro luogo immaginario o realmente esistito? Sicuramente possiamo tornarci ogni volta che ascoltiamo questa melodia indimenticabile.

Lifeguard – “Ultra Violence” - Garage punk abrasivo, come una sirena che non smette mai. Violenza ultra, ma anche ultra-vita.

Karman Line Collective – “Melittology” - Studio delle api, ma in chiave jazz elettronica. Un alveare sonoro che vibra tra scienza e poesia.

Pebbledash - "O the wind" - Il vento è chiamato come un amico invisibile, forza che scuote e consola.  Le chitarre imitano il fruscio delle foglie, fragilità che diventa danza.  Antico archetipo, il vento porta notizie e cambiamenti, trasformato in paesaggio sonoro contemporaneo.  Il vento d'Irlanda

Wing! - in a second i will need a second - Un battito sospeso, un secondo che si dilata.  Il titolo stesso è un gioco di tempo e respiro, bisogno e attesa. Tra trip‑hop e downtempo, la musica diventa spazio rarefatto, fragile equilibrio. Ogni secondo è un frammento che chiede un altro, come un’eco che non si spegne. Nessuno resta fermo, nessuno si accontenta. È una playlist che non consola, ma trasforma. E tu, sei pronto a lasciarti cambiare e a vedere cosa succede se schiacci play?