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Come si fa ad aspettare con ansia il primo album di una band, che praticamente non ha progetti precedenti?

Bisogna analizzare il fenomeno della nuova band londinese che sta provando a cambiare le regole del gioco. I Man/Woman/Chainsaw non sono affatto la classica band post-punk a cui siamo stati abituati. Sono un prodotto nuovo, fresco, vivo e pulsante. Ma prima di parlare della musica è necessario spiegare il fenomeno sociale che hanno sollevato.

Il progetto inizia nel 2019 da Billy Ward e Vera Leppänen che iniziano a suonare insieme. Il duo subisce mutazioni fino ad arrivare a quella che è tutt’ora la formazione. Il gruppo pubblica diversi singoli e poi un EP nel 2024: “Eazy Peazy”, che mostra già gli elementi principali dell’ ultimo album, ma in maniera più grezza e sporca. Ciò che però ha scatenato l’interesse verso questo album è il loro approccio alla musica dal vivo.

Il percorso regolare di un gruppo, anche in una città che tiene molto alla scena underground come Londra, prevede la pubblicazione di singoli, un EP o un album e poi un tour, locale o continentale. I ragazzi però non hanno seguito questo schema e durante le loro sessioni in studio hanno organizzato miriadi di concerti locali, portando la loro grande energia subito al pubblico in maniera diretta, come era la musica in principio. Qualcosa che smuove l’anima e la passione non un prodotto di commercio. Passando quindi per la bocca di tutti gli inglesi appassionati della scena alternative, i Man/Woman/Chainsaw si sono ritrovati ad avere tante aspettative da non poter permettersi di sbagliare il primo disco.

La cultura della musica dal vivo in UK si dimostra ancora molto impattante, mentre in Italia è un fenomeno che non è così tanto di spessore e che più che il passaparola al bar sfrutta i social. Un caso di un artista che così ha acquisito molta popolarità riguarda il rapper italo/tunisino Sayf. Il cantautore genovese spopolò sui social nell’estate del 2025, quando la sua discografia contava un album realizzato 5 anni prima e un po’ accantonato, e un EP uscito a febbraio dello stesso anno: “SE DIO VUOLE”.

Sui social diventò viralissima la chiusura dei suoi concerti: “Randa Baraonda”. Si tratta di un’improvvisazione sul giro di accordi di: “Hit The Road Jack” di Ray Charles. Su questo giro Sayf improvvisa barre, versi scat e suona la tromba coinvolgendo tantissimo il pubblico, facendolo cantare con lui un pezzo che praticamente non conoscevano. Indubbiamente una chiusura insolita per un artista rap, che già preannunciava la versatilità che ritroviamo nel suo disco più recente: “SANTISSIMO”.

Insomma, questo fenomeno porta Sayf a partecipare e finire sul podio del Festival di Sanremo senza praticamente avere un vero e proprio album a rappresentarlo, ma
tanto far parlare di sé. Oltre ad essere un fenomeno sociale brillante e genuino i Man/Woman/Chainsaw musicalmente spaccano. La formazione prevede sei membri: Billy Ward canta e suona la chitarra, Vera Leppänen canta e suona il basso, Emmi-Mae Avery suona il piano e canta, Lola Cherry alla batteria, ma soprattutto Clio Starwood, che suona il violino. Ecco il motivo per cui i Man/Woman/Chainsaw non sono la “solita” band post-punk.

Il violino è un protagonista assoluto dell’album e una caratteristica importantissima del gruppo. L’album attinge non solo alla scena attuale più in voga del regno unito: Squid, BCNR, ma moltissimo anche dall’indie rock orchestrale di metà anni duemila, come gli Arcade Fire e Indie Pop nelle linee vocali come i Belle and Sebastian. Ma a differenza dei gruppi appena menzionati, il gruppo di Londra è molto più incazzato. Si percepisce nel suono quanto questo album sia necessario per la band, un lavoro quasi liberatorio che prende l’imprevedibilità della vita e lo trasporta attraverso melodie taglienti, parti cantate pungenti e chitarre distorte, che contrastano il violino pulitissimo di Clio.

Tutti questi elementi sono contenuti in "Nosedive", il brano migliore del disco. La cantante parla delle difficoltà di uscire da una relazione in cui ci si sente intrappolati, volenterosa di indipendenza si paragona a un uccello ferito in picchiata che cerca riparo ma sente il dovere di riprendere il volo. La canzone però non ha ritmi opprimenti o ansiogeni, ma anzi lascia un segno di speranza. Che l’uccellino riprenderà a volare, ma gli serve solo del tempo e forse anche la persona giusta.

Il gruppo riversa nel disco la voglia di rivalsa verso una società che li chiude, che vede spegnere ogni possibilità di un futuro libero e per questo mostra la propria rabbia. Una delle ultime canzoni recita infatti: “I’m still fucking angry” verso un mondo che ai giovani volta le spalle e cerca di chiudere la porta in faccia alla loro voce. Ma proprio questo disco ci insegna che schiantarsi contro un vetro, non è la fine, solo un ostacolo da cui una volta ripresi, torniamo più rumorosi di prima.