• Band: Leifur James
  • Titolo: Magic Seeds
  • Durata: 43 minuti circa
  • Etichetta: Night Time Stories
  • Track list:
    • Smoke in the Air
    • Magic Seeds
    • Measure of Mind
    • Euphoria
    • Forest of Love
    • Inner Child
    • Lay
    • Wake Up Spring
    • Room 68
    • Alive

Leifur James è un musicista, produttore e compositore britannico che mescola elettronica, jazz, soul, ambient e downtempo. Il suo lavoro è caratterizzato da atmosfere ricche e cinematografiche, che combinano melodie complesse e introspettive, piena di emozioni e profondità sonora.

Il suo album di debutto, "A Louder Silence", è uscito nel 2018, ricevendo consensi per la sua produzione intricata e la fusione di vari generi musicali. Questo album fu un’esplorazione delle emozioni personali di Leifur, influenzato da esperienze di vita difficili e da momenti di solitudine. Nel 2020 ha pubblicato il suo secondo album, "Angel in Disguise", un lavoro più astratto e meditativo, che continua a esplorare il tema della vulnerabilità umana e delle relazioni.

Il nuovo album di Leifur, "Magic Seeds", rappresenta un’evoluzione significativa per il musicista inglese, esplora temi come la rigenerazione e la crescita personale, elementi che James ha accentuato con una strumentazione sia digitale che tramite registrazioni dal vivo che conferiscono al progetto un sound ricco e organico. Registrato a Londra con l’apporto di musicisti come il batterista Leo Taylor e il violinista Raven Bush, l’album è stato poi raffinato e riorganizzato da James durante un periodo di isolamento a Lisbona, dove ha perfezionato ogni traccia con precisione quasi chirurgica.

"Magic Seeds" è un disco che suona come se qualcuno avesse preso la Londra degli anni ’90, avesse condensato l’umidità e le luci spente, e l’avesse distillata in un disco. James è andato oltre le atmosfere elettroniche di "Angel in Disguise", rendendo questo lavoro un’odissea sonora in cui ha invitato un cast di musicisti per ricamare strati di suoni vivi e crudi. È un album fatto di tracce dense, quasi appiccicose, che odorano di umidità e ogni ascolto ti tira giù ancora più a fondo in questo mondo decadente e crepuscolare.

Non è certo un album per chi cerca “il pezzo forte da discoteca” o per chi vuole il ritornello facile. È un album per chi ha voglia di perdersi – tra le radici rosse e fulminanti della copertina di Jonathan Zawada o nei riverberi ipnotici di "Smoke in the Air". Qui non c’è spazio per la superficialità: se ci entri, lo fai fino in fondo, e ti ritrovi a chiederti cosa diavolo ti ha preso tanto.

In Magic Seeds ho trovato una di quelle sorprese che si srotola lentamente ma che ti si incolla addosso. È un disco che sta bene dappertutto – in una foresta desolata, in un club con una macchina del fumo in azione o sotto la luce della luna, proprio dove James spera che tu lo ascolti. Un album “umano” nel senso più intenso e disorientante del termine, che si muove come un organismo vivente, con l’energia e il pathos che rendono James una sorta di alchimista sonoro.

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