Ciao e Benvenuta e Benvenuto!
Permettimi di cominciare con una notizia che potrebbe sconvolgerti: la venticinquesima ora non esiste. L’ho verificato personalmente, più volte, con la cocciutaggine di chi non si fida dei propri orologi. Eppure un gruppo di amici — persone “normali”, con lavori normali, famiglie normali, il tipo di esistenza che Tolstoj avrebbe descritto in quattro volumi e poi abbandonato per disperazione — ha deciso di riempire questa ora immaginaria con qualcosa di molto concreto: musica alternativa, playlist settimanali e opinioni che nessuno ha formalmente richiesto. E ora tocca a te.
Quello che stai per frequentare si chiama La Venticinquesima Ora, e i suoi autori tengono a precisare subito, con quella modestia che sospetto nasconda una certa dose di orgoglio, di non avere “velleità da critici o divulgatori musicali”. Il che dovrebbe rassicurarti. Non troverai qui il tono oracolare del recensore professionista, quello che scrive come se stesse depponendo davanti a una commissione parlamentare. Troverai invece qualcuno che ti telefona alle undici di sera per dirti che devi assolutamente sentire questo disco, adesso, prima che sia troppo tardi — senza che sia del tutto chiaro troppo tardi per cosa.
Ogni settimana ti aspettano un Weekly Discovery pieno di uscite fresche che saltano allegramente da SLIFT agli American Football passando per Loraine James e il suo IDM glitchato, senza la minima ansia da coerenza stilistica. Il venerdì c’è il Release Day, che ti dice cosa è uscito prima che lo scopra il resto del mondo e tu debba fingere di averlo saputo da solo. E poi c’è l’LP of the Week, che con disarmante franchezza ti segnala un disco meritevole — e se quel disco “richiede attenzione”, te lo dicono esattamente così, senza ammorbidire il messaggio con diplomazia da ufficio stampa.
Se un album li ha delusi, trovi la rubrica Dischi Dimmerda. Il nome è autoesplicativo, l’uso è chirurgico. Se invece sono stati a un concerto, leggiti Ci Siamo Andati, che è il tipo di racconto che vorresti sentire da un amico, non da un giornalista in cerca di accrediti. E quando hai voglia di perderti, c’è L’Ora Fantasma: playlist tematiche di un’ora accompagnate da un racconto, qualcosa che Borges avrebbe potuto inventare se avesse avuto un account Spotify e meno angoscia metafisica.
La newsletter viene descritta come “la peggiore”. Quaranta abbonati. Non so se ridere o iscriverti immediatamente — probabilmente entrambe le cose, nell’ordine sbagliato. Ma iscriviti.
Perché La Venticinquesima Ora è esattamente il tipo di progetto che non dovrebbe funzionare — amatoriale, non remunerato, costruito nei ritagli di tempo da persone con ben altro da fare — e invece funziona, con quella testarda grazia delle cose fatte per puro amore. Il che, devi sapere, è già una raccomandazione sufficiente.

