
Un altro punto di vista, rivedere a distanza di tempo paesaggi familiari e scoprire altri dettagli, nascosti un tempo.
Il nuovo album di Josienne Clarke è un viaggio nel passato ma anche e soprattutto nel presente.
Un album che è permeato della consapevolezza del trascorrere delle stagioni, sereno e malinconico.
Josienne rivisita canzoni dal suo catalogo, dandogli una nuova veste ma soprattutto guardando i paesaggi che le sue canzoni creano in un’ottica differente.
Lo spunto è venuto da un sentimento di forte contrasto verso l’industria discografica che spesso non supporta le idee degli artisti in favore di presunte idee mainstream (da quasi cinque anni ha abbandonato la nota etichetta Rough Trade, ora scrive supportata dalla Corduroy Punk Records, piccolissima etichetta di “sad songs & sarcasm”), ma soprattutto dopo aver ascoltato l’album del 2021 di TAYLOR Swift “ Fearless”, dove l’iconica cantautrice americana riscrisse le sue canzoni del suo secondo album del 2008 dandogli appunto una nuova veste.
In un’epoca dove l’industria discografica produce e consuma in brevissimo tempo ogni singola canzone, la decisione di Josienne equivale a sedersi, fermarsi, pensare, riscrivere, rielaborare, ascoltare, tutti processi che in quest’epca moderna stiamo perdendo e dimenticando.
Il titolo dell’album prende il nome da una canzone di Josienne edita nel 2019, si tratta di una parola inventata che rende benissimo il mood dell’album e il sottotitolo “songs of solitude & singularity” ne è la perfetta descrizione.
Due canzoni hanno in particolare attirato la mia attenzione:
“The tangled tree” l’incipit è una delle primissime canzoni scritte da Josienne e in questa versione è vestita e ammantata di ulteriore calore, grazie a soluzioni sonore minimali ma molto centrate, un tappeto di chitarra elettrica scarna ma efficace.
“Anyone but me” è uno degli highlight dell’album, perfetto il nuovo mix tra suono e testo, dove l’assolo dei piatti di batteria tra un ritornello e le strofe rende ancora più crudo e arrabbiato il testo magnifico di questa vera e propria poesia, non è da tutti i giorni scrivere questi primi versi: “I’d go back if I could take you down and bury you in the woods”.
Buon ascolto!



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