Non molti, ma alcuni di voi ricorderanno l’etichetta londinese Go!Beat che fece furori nell’ultima parte del millennio ed i primi anni zero: un nome per tutti? I bristoliani Portishead.
Insomma, nel 1999 pubblicarono “Eph” il disco di questo trio un po’ ingiustamente dimenticato. In realtà sembra non ci credessero molto neanche tra gli addetti ai lavori poichè il disco venne pubblicato in poche copie e solo oggi, nell’epoca del digitale, sono stati ristampat… Ops, ripubblicati con tracce e remix in più.
Ma perché nel 2023 dovremmo parlare di questo disco indubbiamente minore? I motivi sono principalmente due: il primo è perché è un disco che ad ogni ascolto “cresce” e che non appare invecchiato neanche un po’ nonostante i suoi 23 anni. L’altro è forse ancor più incredibile. Infatti il trio di compagni di classe (!) che compone la band è formato da Adhem Ilhan(basso) e Sam Jeffers (batteria) e vede alla chitarra ed ai samples uno dei più acclamati ed importanti DJ, musicisti e produttori del nuovo millennio.
Rullo di tamburi: Kieran Hebden
Oggi tutti lo conosciamo e lo apprezziamo con lo pseudonimo di Four Tet ed il talento del nostro è già fortemente presente in questo disco come in tutti quelli della band che unisce molti generi ed influenze: dal post rock ad una dance di classe ultrararefatta ed, a tratti, una spruzzata di jazz.
Guardare indietro è sempre un ottimo esercizio per poter vivere meglio il presente, soprattutto se lo si fa con la voglia di scoprire non solo con l’ingombrante paraocchi della nostalgia
(G.P.)




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