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Da Gary a Mandy, Indiana una distanza post industriale.

Da Gary a Mandy, Indiana una distanza post industriale.

23 Maggio 2023
the unkle

Manchester (UK), una città e una scena musicale storica (Joy Division, New Order, The Smiths, Stone Roses, Oasis…) ma fertile anche oggi, tanto da darci Mandy Indiana, Maruja, A Certain Radio, tra gli altri.

Il progetto Mandy, Indiana si palesa nel 2016 dall’incontro tra Valentine Caulfield voce (di origini parigine), Scott Fair chitarrista e produttore , Simon Catling ai synth e alla batteria Alex Macdoug.

Disco di esordio “I’ve Seen a Way”, dopo un EP “…” (si è il titolo) del 2021 sempre per l’etichetta newyorkese Fire Talk, la stessa casa di Cola, Wombo e DEHD.

Il lavoro “…” del 2021 ottenne anche la collaborazione di Daniel Avery che produsse il remix “Alien 3” contenuto nell’EP, inoltre la band andò in tour aprendo i live degli Squid, dei Gilla Band e degli Idles. Quest’ultimo lavoro ha potuto giovarsi dei contributi di Daniel Fox (Gilla Band) e Robin Stewart (Giant Swan) al mixing, di Heba Kerby al mastering (Ryuichi Sakamoto, Bjork)… insomma le premesse erano già notevoli. (fonte Fire Talk Records).

La band dichiara “…vogliamo alterare le trame, creare scontri e creare quei momenti in cui ciò che ti aspetti che accada non arriva mai — sovvertendo le aspettative tieni il pubblico all’erta” (fonte Fire Talk Records).

In nome del progetto Mandy, Indiana è riferito alla zona post-industriale degradata del nord-est degli U.S.A. della “cintura di ruggine”, Rust Belt, nella quale Gary (Gary, Indiana nei pressi di Chicago) è la principale città produttiva. Mandy da quanto capisco è uno dei soprannomi del chitarrista e fondatore “Mandy mastermind Scott Fair” (fonte Pitchfork).

Il genere di riferimento appare inizialmente il Post-Industrial ma è limitante per questo progetto. Non solo limiterebbe ciò che sentiamo ma non renderebbe giustizia all’ampia gamma di sapori che cristallizzano questo pranzo della durata di 37 minuti. Dal post-punk all’elettronica ma condito di noise e servito in salsa industrial.

Inizio synth-wave con “Love Theme (4K VHS)” che falsa completamente la percezione di questo disco, “vogliamo alterare le trame” dicono, e questa traccia fino a 2’45” è un vero depistaggio.

“Drag [Crashed]” coinvolge nella sua oscurità tra un beat techno, influenze industrial alla NIN, lo spoken nervoso della Coulfield sommato al noise di certe distorsioni vengono intervallati da lunghi e profondi tetri synth.

“Pinking Shares” (singolo) è una mazzata, torna lo spoken word della parigina Caulfiled accompagnata dalla potenza dei bassi che ci trascinano in altre oscurità non fini a se stesse ma che hanno il fine di denunciare:

Sono stanco, non sai di cosa sono stanco
Questo mondo di merda mi ha sfinito
Sono al verde da anni
Accidenti sono stanco
Non c’è modo di essere positivi
Niente mi fa venire voglia di continuare
In questa sporca società
Non voglio più svegliarmi
Quando lasciamo che gli umani muoiano

Nel Mar Mediterraneo
In edifici non riscaldati
Nei nostri paesi di grandi mostri
Quando scegliamo i nostri rifugiati
Possono entrare solo le bionde
Quelli che bombardiamo mandiamo merda
E poi eleggiamo i banchieri
E grandi borghesi e pensionati
E siamo sorpresi di essere fottuti

(by Google Translate)

I pezzi sono immediati e la band si concede spazi di sperimentazione che non risultano mai eccessivi. La componente ritmica trance-dence è preponderante, grossa, ossessiva. “Peach Fuzz” ha tutte queste caratteristiche.

“Mosaick” è assolutamente un pezzo sperimentale noise e brevissimo da 58 secondi che anticipa “The Driving Rain (18)” che forse è il momento più debole del disco.

“Iron Maiden” ha un lento incedere terrificante che è un perfetto preludio di “Peach Fuzz” dove la componente techno, come anticipato, torna dominante, con un sound evocatore delle peggiori paure, un pezzo intessissimo dove la voce urla frasi quasi fossero una specie di avvertimento nefasto.

Siamo quasi al termine del disco ma c’è ancora spazio per l’onirica “
(ノ>ω<)ノ :。・:*:・゚’★,。・:*:♪・゚’☆ (Crystal Aura Redux)
” e per “Sensitivity Training” che chiude i 37 minuti lasciandoci un po sospesi come un finale senza finale e, colti dal desiderio di sentire altro ancora, scorgiamo il nostro dito mentre sta per premere ancora il tasto play!

Un lavoro intensissimo quello dei Mandy, Indiana, ricco di oscurità e suoni premonitori di inquietudini e una rabbia lucida.

Riescono nel loro intento, “tieni il pubblico all’erta” diceva la nota della band… e porca miseria se ci riescono!

https://mandyindiana.bandcamp.com/album/ive-seen-a-way

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23 Maggio 2023
Opinioni Non Richieste!
2023, Mandy Indiana

Una risposta a “Da Gary a Mandy, Indiana una distanza post industriale.”

  1. Avatar Mandy, Indiana, è l’artista con la #SOTD di oggi! ☕️ – LA XXV ORA
    Mandy, Indiana, è l’artista con la #SOTD di oggi! ☕️ – LA XXV ORA
    marzo 10, 2024 at 9:04 am

    […] Da Gary a Mandy, Indiana una distanza post industriale. […]

    "Mi piace""Mi piace"

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