
Christine and the Queens escono col quarto album in studio “Paranoia, Angels, True Love” coadiuvati da Mike Dean produttore hip-hop ma anche di Madonna.
Ci troviamo nel mondo del Pop quindi e ammetto di essere stato incuriosito dai singoli, non mi aspettato un lavoro di oltre un’ora e mezza, ciò mi ha sorpreso non poco. Esiste anche una versione Highlights (si chiama proprio così) con solo nove tracce invece delle venti della versione “full”.
Ho ascoltato i tre dischi che lo compongono, Paranoia, Angels e True Love caratterizzati per le tre tematiche quindi e di dichiarata ispirazione all’opera teartale “Angels in America” del drammaturgo americano Tony Kushner. Negli anni novanta l’opera fu messa in scena negli Stati Uniti aggiudicandosi il Premio Pulitzer per la drammaturgia. L’opera tratta del dramma dell’AIDS e delle sue ricadute nelle vite dei gay nella New York degli anni ’80.
Anticipo che la prima parte “Angels” è la mia preferita seguita dalla terza e seconda parte.
In generale il lavoro è organizzato su bpm medio-bassi, grande utilizzo di sintetizzatori, riverberi e atmosfere dilatate. Lo sforzo della produzione sembra volto a identificare il miglior bilanciamento tra quantità di note e sovrapposizioni sonore, quel qb per un pubblico meno avvezzo a sonorità complesse e stratificate ma in effetti siamo nel Pop.
Nelle sonortà possiamo trovarci molti riferimenti, dai recenti Pink Floyd (quelli così così di Gilmour, n.d.a.) per il suono delle chitarre e certa effettistica in ad esempio “I met an angel (feat. Madonna)”; al riferimento a Marvin Gaye con “Feel All My Love Inside” utilizzato in “Tears can be soft”, alla musica orchestrale con archi citando anche J. S. Bach con l’aria da “Il Cannone di Pachelbel in Re Maggiore”, fino a sonorità più Trip-Hop con “Track 10” ma non solo.
“Track 10″ chiude il primo disco, un pezzo da 11 minuti, piuttosto anomalo nel Pop, dalla forte ambiantazione elettronica e scura che subito mi ha fatto pensase alla seconda stagione del Trip-Hop, devo dire uno dei miei brani preferiti di questo lavoro.
Il secondo disco “Angels” raccoglie molti feauturing e lo stesso Mike Dean si cimenta alla voce che trasforma attraverso voice effects.
Un bel suono di pianoforte in “Flowery Days” che probabilmente è stata pensata su quello strumento, è un brano che un po si discosta delle sonorità finora ascoltate, tanto da rimanere abbastanza isolata soprattutto dalla seguente “I met my angel” col feat. di Madonna che ci riporta ad ambientazioni ricche di synth e note lunghe e grandi riverberi. Un brano da colonna sonora di un movie sci-fi.
Il feauturing di 070 Shake nei due pezzi successivi, direi poco rilevante, non si comprende il senso e in ogni caso i brani non mi appaiono interessanti, anzi skippabili, “True Love” addirittuta troppo lunga ne basta la metà, mentre “Let me touch you once” meglio per durata ed efficacia ma un po “già sentito”.
Chiude la fase “Angels” con un pezzo in francese “Aimer, puis vivre” molto piacevole soprattutto nella parte portata dal basso.
L’ultima parte di questo lavoro, “True Love”, sono sei tracce che per intensità superano la zona di mezzo di “Angels”. “We have to be friends” è un brano intenso che per la prima volta porta un drumming deciso e tribale. In “Lick the light out” torna il feat. di Madonna, molto figo il synth dissonante che fa salire quel brivido horror.
Ultima traccia con “Big eye” che mi riporta a sapori e suoni trip-pop, un pezzo che chiude piuttosto onorevolmente una colonna sonora teatrale, come da intento di Chris, dove la voce fa da padrona (spesso nel disco) e la musica accompagna, apprezzata l’elettronica dosata a dovere e il finale di grande apertura.
Tracce preferite: 2, 3, 6, 10 (disco 1) — 4, 7 (disco 2) — 2, 3, 6 (disco 3)
(C.B.)



Lascia un commento