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Welcome to the Cruel World

Welcome to the Cruel World

26 luglio 2023
Endriu

Cronache di un concerto dalla provincia d’Europa.

Partecipare ai concerti così famose a livello mondiale è sempre un grande dilemma. Decine di migliaia di persone, resa non sempre ottimale, caldo, scarsa visibilità, condizioni a tratti proibitive e costi molto alti.

La domanda è: alla fine ne vale la pena?
Fino a una decina di anni fa, la mia risposta era: “alla fine sì”.

Magari ti piazzi lontano, sei consapevole che non vedrai granché, ma gli schermi ed un volume adeguato ti consentiranno di sentirti comunque partecipe ad un live di artisti che comunque non avresti modo di vedere in altre situazioni, visto il loro status.
Posso serenamente affermare che dopo il concerto dei Blur a Lucca, diventa utopico avere anche queste minime pretese, almeno in Italia.

Andiamo con ordine e facciamo due discorsi separati: il live e l’organizzazione del tale.

Il live è stato decisamente buono, band in discreta forma, con voglia di divertire e divertirsi, setlist ottima. Un best Of infarcito di 3 brani del nuovo album, ovvero Barbaric, St. Charles Square piazzata in apertura e l’instant classic The Narcissist. Grande assente a mio avviso la meravigliosa Out Of Time, il pezzo più inaspettato, soprattutto come resa finale, davvero splendida, Oily Water. Qualche tuffo nella golden era del Britpop anche a livello estetico, quando Albarn indossa l’iconica felpa indossata nel video di Girls & boys durante l’esecuzione dello stesso. Qualche scazzo e qualche problema tecnico non inficiano il giudizio finale del set, che è stato di livello, divertente, intenso ed energico senza scadere mai nel trappolone della nostalgia.

Discorso separato per ciò che riguarda l’organizzazione a cura della società italiana di promozione musicale DI and GI Srl (D’Alessandro & Galli), che è stata davvero imbarazzante.

La location del sottomura è molto bella e suggestiva, ma presenta il problema che ogni posto di tale tipologia ha, ovvero i diversi livelli del terreno che essendo giocoforza un prato irregolare non consente a tutti di essere alla stessa altezza, e quando sei stipato, essere più in alto o in basso di 30 cm può fare la differenza.

Una volta trovata la posizione migliore che potevamo per l’ingresso prato generico, decido di avventurarmi alla ricerca del bere e scopro il vero terrore del consumatore di cibi e bevande da concerti: i fottutissimi token. A questo giro, un token viene venduto a 4 euro, l’acqua costa mezzo token (quindi 2 euro, mi tocca dire che pensavo peggio), mentre la birra costa 2 token (avete già fatto il conto, vero?) e, cosa più importante, i token vengono venduti a pacchetti da 5. Esatto, 20 euro di spesa minima, altrimenti la tua unica speranza di evitare la disidratazione è intercettare il venditore tra la folla dove puoi acquistare con denaro e soprattutto cose singole. Inutile dire che questi poveri ragazzi diventano ben presto figure mitologiche, al pari di un unicorno o di un basilisco. Comunque token presi, con 20 euro vengono 2 birre e 2 acque in bottiglia, mi faccio coraggio e mi metto in coda. La coda scorre lentissima, ma il perché lo capirò solo quando arriverò al bancone ed è più ovvio di quel che pensassi. In pratica c’è una sola persona a servire un’orda continua di decine di persone suddivise in 5 o 6 file irregolari e due a spinare la birra. Questi 3 poveretti lottano incessantemente contro una sorta di Idra a 6 teste assetata di birra e di acqua, le teste si rigenerano senza sosta in una battaglia sanguinosa ed impari. Prendo da bere, mi incammino verso il mio posto, rigorosamente senza voltarmi verso quei poveretti, il cui destino finale non saprò mai. Probabilmente sono stati sbranati nel tentativo fallito di togliere uno di quegli infernali tappi dalle bottigliette d’acqua che non si svitano.

Come già detto siamo lontani, ma confidiamo negli schermi per vedere ciò che succede sul palco. Sarebbe la norma, ma qui gli schermi probabilmente arrivano direttamente da Toy Story, viste le loro dimensioni imbarazzanti, ed oltre ad essere clamorosamente sottodimensionati per un palco simile, sono piazzati inspiegabilmente ad altezza uomo e non in alto. Mai visto nulla di più inadeguato e insensato.

Se il comparto video è pessimo, l’ultima speranza che ci rimane, è l’audio. Speranza vana, l’audio è in linea con tutto il disastro precedente. I suoni non sono ottimali, ma quello che veramente è da denuncia è il volume. Basso, bassissimo, talmente basso che mentre suonano Coffe&TV io sento più il tizio dietro di me che racconta all’altro, sequenza per sequenza, tutto quello che succede al cartone di latte del video, anziché la band. Minuto di silenzio per la distorsione della chitarra di Coxon su Song 2, che sembra la radiolina di Silent Hill quando segnala un pericolo incombente col rumore statico.

Ultima constatazione riguardante lo sviluppo della gestione del pit. Contrariamente a quello che avveniva nei primi anni della sua messa in commercio, quando il pit era un’area davvero esclusiva, dove a fronte di una spesa maggiore, potevi avere il privilegio di essere sottopalco, ora quello che succede è che il pit in molte occasioni (questa era, ovviamente, una di queste) è sovradimensionato. A Lucca il pit era circa mezzo prato. Quindi l’ultimo del pit e il primo del generico posto in piedi si ritrovavano più o meno insieme a metà del prato, e potevano condividere entrambi l’ebbrezza di non vedere e sentire praticamente un cazzo.

La situazione concerti in Italia negli ultimi anni sta degenerando a una velocità assurda, ho letto critiche molto simili per gli i-Days a Milano e il Rock in Roma, ma anche piacevoli eccezioni, come ad esempio il mega concerto di Harry Styles al Campovolo il giorno stesso dei Blur, che registrava quasi il triplo degli spettatori, ovvero 100000 e ha sfoggiato un’organizzazione ottima.

Purtroppo il live dei Blur è uno spaccato impietoso di come l’arte e soprattutto la musica vengano considerate nel nostro paese. Un’organizzazione simile non mostra nessun rispetto verso l’arte, l’artista ed il pubblico. Quest’ultimo, soprattutto nella fascia dei biglietti più economici (che vengono comunque 60 euro) è considerato alla stregua di carne da macello, ma in generale, tutti i paganti non sono più persone che danno prestigio ad un evento evento organizzato nella tua città, ma semplici organismi da spolpare fino all’osso, senza nessun ritegno. Vedasi non solo la resa tecnica penosa, ma le code per tutti i servizi, dalle aree ristoro ai bagni. per la cronaca, lo stesso concerto, 2 settimane prima a Wembley ha fatto registrare 90000 spettatori, audio e video ottimi, zero code.

Situazioni come questa del Lucca Summer Festival sono da boicottare in toto, sono truffe belle e buone, alimentate dalla sincera passione di gente che ancora fa sacrifici per godersi la musica che gli piace. Capisco che per noi veri appassionati sia triste accettare che per anni potresti non dover andare più ad un concerto di artisti del genere. Non nel tuo paese almeno. Ma manifesteremo il nostro mal contento, fino a che gli organizzatori non capiranno che il pubblico ha giustamente delle pretese sugli standard e, se non accontentato, inevitabilmente diserta. Solo allora, probabilmente, tutto il meccanismo comincerebbe ad essere ripensato da zero.

There’s No Other Way.

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