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Ulver, la città della perdizione dei 2000

Ulver, la città della perdizione dei 2000

15 ottobre 2023
the unkle

Com’è possibile che uno degli album downtempo più belli di sempre sia stato realizzato da una band la cui precedente produzione artistica consisteva in un paio di album black metal, un album neo folk e un’interpretazione industrial dark-wave della poesia di William Blake?

Questi sono gli Ulver, un enigma artistico probabilmente mosso non solo dalla loro ampia voracità musicale, ma anche da una necessita’ interiore nel mettersi alla prova affrontando generi tanto distanti.

La cosa che adoro di questo album è che è così semplice e allo stesso tempo così complesso, una sorta di esempio di duplicità Schrödingeriana in musica.

Il pezzo di apertura “Lost in Moments” e’ una bomba che sfuma in un jazz-cool, con un sax sensuale. Dopo un’inquietante sezione centrale, esplode in un finale epico (epicita’ a secchi, cit.), con voci di soprano che praticamente fanno volare. È stato, semplicemente, uno dei momenti TOP dei 2000 (IMHO).

Prendi “The Future Sound of Music“, una melodia così scarna, eppure così ricca e così bella. Ornamenti elettronici che vibrano, inizialmente apparentemente irrilevanti, ma quando il pianoforte si gonfia fino a raggiungere proporzioni fragorose, i rumori diventano il vortice che inghiotte l’ascoltatore.

(Pitchfork a mio avviso non ci ha capito un cacchio, n.d.a.)

Il brano “Hallways of Always” illustra il perfetto connubio tra parti strumentali e synth che è al centro di questo album. I pianoforti sono rigogliosi, sognanti; i ritmi sono semplici ma allo stesso tempo programmati in modo equilibrato. I colpi di scena di questo pezzo sono imprevedibili eppure così naturali.

“Tomorrow Never Knows” all’inizio sembra uno sconcertante miscuglio di rumore industriale con qualche piano debole e inquietante, ma è tenuto insieme da un ritmo pulsante che ti risucchia in un altro viaggio allucinatorio. Ma il vero colpo di grazia qui è l’ultimo minuto, quando il rumore cessa e l’ascoltatore viene travolto da delicate ondate di malinconia. Sembra che l’intera canzone sia stata pensata per quel momento.

Sembra che gli Ulver abbiano osservato, ascoltato, amato e compreso la scena Trip-Hop/Downtempo dei ’90, per poi restituirci la loro visione scura di un futuro distopico che almeno in parte stiamo vivendo oggi.

Disco TOP, lo trovate in CD in molti store online, il vinile inizialmente mai pubblicato la prima versione fu distribuita nel 2010 e ristampato nel 2016, quasi introvabile se non a cifre folli.

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15 ottobre 2023
Comfort Zone
Downtempo, Perdition City, Ulver

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Disco d’Oro

Questa settimana il meteo è torrido, mentre la musica offre ferie rinfrescanti. Tra uscite di Pye Corner Audio, Mount Kimbie e Julia Jacklin, si prospetta una playlist variegata per affrontare il caldo estivo. La colonna sonora di "The Immortal Man", creata da Genn e Slattery, trascende il film, diventando un'opera d'arte musicale autonoma. Con la voce intensa di Grian Chatten e una varietà emotiva, ogni traccia risuona come un'esperienza profonda e indimenticabile. L'Italia guarda i Mondiali da casa, senza illusioni. Nel frattempo, artisti come Taja Cheek e Bonobo pubblicano nuovi brani, mentre i MONO e Parannoul esplorano sonorità emozionali. Gli Interpol rimangono fedeli al loro stile distintivo. Maggio ha mescolato venticinque brani come un DJ Mix Shuffle. Da elettronica spaziale a hardcore scomodo, c'è un po' di tutto. Ogni canzone è un viaggio, e tu hai solo il compito di trovare la tua mappa. Buona fortuna! "Chott" è il secondo album di Taroug (Tarek Zarroug), uscito il 27 marzo 2026. Un'opera ambient che esplora emozioni profonde, riflettendo esperienze personali e tradizioni familiari, con sonorità uniche che mescolano influenze arabiche e IDM. Richiede attenzione. Dieci dischi, spaziando tra free jazz, dream pop e techno. Artisti come Thundercat e Irreversible Entanglements offrono sonorità innovative, mentre il progetto di Radwan Ghazi Moumneh affronta temi geopolitici con urgenza e profondità emotiva. I Big Special partono alla grande con "Family Bones", mentre SLIFT e A Place to Bury Strangers continuano il viaggio sonoro. C'è anche un cambio di mood con Floating Points e i Death Cab for Cutie, fino ai ritmi hip-hop di Wu-Lu. I Cult of Dom Keller, con il loro album "Unholy Drum", esplorano una psiche sonora intensa e stratificata. La band di Nottingham fonde dinamiche e stili, riflettendo esperienze personali e sociali. Un lavoro coeso e audace, pronto a tracciare nuove direzioni musicali. "LP4" degli American Football segna il ritorno della band dopo sette anni, mescolando introspezione e malinconia. Le tracce esplorano il dolore e la bellezza dell'invecchiare, offrendo un viaggio emotivo ricco di sfumature e onestà, lasciando un'impronta profonda nell'ascoltatore.

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