Com’è possibile che uno degli album downtempo più belli di sempre sia stato realizzato da una band la cui precedente produzione artistica consisteva in un paio di album black metal, un album neo folk e un’interpretazione industrial dark-wave della poesia di William Blake?
Questi sono gli Ulver, un enigma artistico probabilmente mosso non solo dalla loro ampia voracità musicale, ma anche da una necessita’ interiore nel mettersi alla prova affrontando generi tanto distanti.
La cosa che adoro di questo album è che è così semplice e allo stesso tempo così complesso, una sorta di esempio di duplicità Schrödingeriana in musica.
Il pezzo di apertura “Lost in Moments” e’ una bomba che sfuma in un jazz-cool, con un sax sensuale. Dopo un’inquietante sezione centrale, esplode in un finale epico (epicita’ a secchi, cit.), con voci di soprano che praticamente fanno volare. È stato, semplicemente, uno dei momenti TOP dei 2000 (IMHO).
Prendi “The Future Sound of Music“, una melodia così scarna, eppure così ricca e così bella. Ornamenti elettronici che vibrano, inizialmente apparentemente irrilevanti, ma quando il pianoforte si gonfia fino a raggiungere proporzioni fragorose, i rumori diventano il vortice che inghiotte l’ascoltatore.
(Pitchfork a mio avviso non ci ha capito un cacchio, n.d.a.)
Il brano “Hallways of Always” illustra il perfetto connubio tra parti strumentali e synth che è al centro di questo album. I pianoforti sono rigogliosi, sognanti; i ritmi sono semplici ma allo stesso tempo programmati in modo equilibrato. I colpi di scena di questo pezzo sono imprevedibili eppure così naturali.
“Tomorrow Never Knows” all’inizio sembra uno sconcertante miscuglio di rumore industriale con qualche piano debole e inquietante, ma è tenuto insieme da un ritmo pulsante che ti risucchia in un altro viaggio allucinatorio. Ma il vero colpo di grazia qui è l’ultimo minuto, quando il rumore cessa e l’ascoltatore viene travolto da delicate ondate di malinconia. Sembra che l’intera canzone sia stata pensata per quel momento.
Sembra che gli Ulver abbiano osservato, ascoltato, amato e compreso la scena Trip-Hop/Downtempo dei ’90, per poi restituirci la loro visione scura di un futuro distopico che almeno in parte stiamo vivendo oggi.
Disco TOP, lo trovate in CD in molti store online, il vinile inizialmente mai pubblicato la prima versione fu distribuita nel 2010 e ristampato nel 2016, quasi introvabile se non a cifre folli.



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