BERSARIN QUARTETT, “Systeme” – LP – 51′ – Denovali Records, Germania.
La newsletter di Denovali Records mi arriva puntuale e puntualmente me la perdo tra le decine di notizie e tra gli impegni quotidiani ma non questa volta. Denovali (etichetta tedesca) ha un catalogo piuttosto particolare dove l’elettronica e l’ambient la fanno da padrone, dovrei dedicargli più tempo ma anche ad avere la venticinquesima ora al giorno non basterebbe.
A questo giro leggo di Bersarin Quartett (che non conosco) e sento la traccia proposta dall’etichetta “Autopoesie“. La prima reazione è stata di riascoltarla e successivamente di promettermi di provarci col disco. Parto sempre un po prevenuto con le sonorità Ambient, tolti i nomi noti, temo sempre in quella miscela pallosetta buona per sottofondi nei ristoranti.
Thomas Bücker tedesco di Münster (vicino Dortmund) realizza le sue composizioni nel proprio studio E·SMΘGPLΛ¥GRΘUПD e insieme al resto del quartetto che ha costituito.
Bersarin, strano utilizzare il nome di un generale sovietico (Nikolai Erastowitsch Bersarin) che ≪guidò la 5ª Armata d’assalto alla conquista di Berlino entrando per primo in città≫ nel 1941. Tu sai perché?
Una nota malinconica e un strano senso di “qualcosa che non va“, come dice la stessa Denovali nelle note che accompagnano l’uscita, è la miglior descrizione della sensazioni che ho provato e che probabilmente mi hanno suscitato l’interesse per le tracce di questo lavoro.
Immagino questo album come colonna sonora di un bellissimo e raffinato Sci-Fi Movie, una sorta di incrocio tra “Blade Runner 2049″ e “Arrival“, una potente riflessione su di noi, sulla relazione con la tecnologia, l’ambiente e la comprensione di noi stessi, nonché ovviamente la sconcertante relazione con lo spazio-tempo. Lasciatemi sognare…
Quattordici tracce quindi, sotto lascio l’elenco con traduzione dal tedesco, un flusso sonoro morbido come un olio che ti lascia una patina sulla pelle. Sonorità spesso sospese in grado di lasciarti il tempo di viaggiare. Come in “Exo“, un enigmatico landscape sonoro che si apre in un bellissimo movimento di pianoforte dopo aver superato una prima traccia di apertura “Gespenster” che ti abbandona come in micro gravità.
Il pianoforte torna dominante in “Für und Wider” che con poche note prova a rapirmi ma forse la traccia è un po ripetitiva e finisce senza lasciare un gran sapore. “Autopoesie” invece attraverso voci corali sostenute da lunghe onde di bassi e archi mi concedono di immaginare atmosfere e scenari Sci-Fi che spesso un ottimo Villeneuve ha saputo rappresentarci in questi anni.
“Signale” segue un po il flusso proposto dalla traccia precedente e “Firmamente” chiude una prima metà di LP pienamente soddisfacente. La seconda parte dell’album a mio avviso è meno efficace ma assolutamente gradevole. “Illusionen“, “Liebe” e “Systeme” il meglio della seconda parte con una title track bomba.
Chissà se Bücker ha amato “Haunt Me” e quei lunghi tappeti sonori che Hecker costruiva nel 2001, chissà se l’esperienza più techno-ambient del danese Trentemøller sia stata annessa in questo album. Una bella scoperta per quanto mi riguarda anche se oramai al quinto disco ma come dire ≪meglio tardi che mai≫ e mi concede il lusso dell’opportunità di andare indietro nella discografia e sentire il resto della produzione di questo progetto che, tra l’altro, su AOTY appare con recensioni migliori di questo…

(Tracklist tradotta con deepl.com.)
- Fantasmi
- Exo
- Luce
- Pro e contro
- Autopoesia
- Segnali
- Firmamenti
- Illusioni
- Notte e nebbia
- Neuroni
- Potere
- L’amore
- Sistemi
- Rilevanza



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