Chelsea Wolfe – “She Reaches Out To She Reaches Out To She, (Alternative, Doom, Industrial, Gothic), LP, Loma Vista, 43 minuti, 10 brani, 2024.
Con un titolo enigmatico Chelsea Joy in arte Wolfe pubblica il suo ultimo LP il 9 febbraio 2024 “She Reaches Out To She Reaches Out To She” per l’etichetta Loma Vista. Fino al precedente lavoro era con la Sergent House, stessa etichetta di Lingua Ignota, The Armed, Brutus, Deafheaven tra gli altri.
Primi esordi senza etichetta nel 2006 non particolarmente interessanti per il sottoscritto ma abbastanza per la Sergent House che la annovera tra i suoi artisti e le permettono di pubblicare il primo LP “The Grime And The Glow” che suona piuttosto Lo-Fi nel registro principalmente chitarra-voce. Una carriera ricca di lavori dove le sfumature del nero, nel sound e nei testi, sono la cifra di questa artista che combina con un’estetica visiva, insomma è una vera darkettona direi gli amici…
Nel video che ti lascio qui sotto portai “toccare” con orecchie e occhi l’effetto evocativo del suo approccio metal-doom-industrial-folk-gothic.
Dal 2013 con “Pain Is Beauty” gli LP diventano sempre più rilevanti per la critica ma, a mio avviso anche “Apokalypsis” (2011, Ἀποκάλυψις) pur mantenendo le precedenti sonorità, chitarra-voce risulta veramente ispirato, la parte centrale del disco merita! Con “Pain Is Beauty” l’elettronica entra nella produzione insieme alle restanti atmosfere doom-metal-folk che la caratterizzano. Un crescendo che si manifesta anche in “Abyss” nel 2015 dove Chelsea Wolfe indaga l’inconscio e i momenti più bui dell’io.
Nel 2017 uscì “Hiss Spun“, nel quale appare anche Troy Van Leeuwen, chitarrista dei Queens Of The Stone Age. Spiazza tutti nel 2019 con “Birth Of Violence” poiché gli arrangiamenti sono principalmente di natura acustica.
Arriviamo ad oggi dove la nostra eroina del dark propone un disco che abbraccia le varie sfumature del nero con una sequenza di pezzi tra industrial-doom-metal-folk. Gli spiriti di tutte le entità che nella sua carriera sono state muse, l’oscuro folk degli Swans, il dark wave dei This Mortal Coil, l’elettronica satura dei NIN, sono presenti insieme nel disco.
La Wolfe ammette che questo LP la fa stare bene, se lo sente addosso e ne è entusiasta dice: “C’è un senso di facilità con questo album che non avevo mai provato prima” (fonte: The Line Of Best Fit).
Prime quattro tracce travolgenti, sorprende col secondo pezzo “House Of Self-Undoing“, un brano tirato dall’inizio alla fine, non certo un aproccio tipico della sua produzione. I momenti meno convincenti sono nel centro del disco in “The Liminal” e “Eyes Like Nightshade“, mentre “Salt” è un potenziale quarto singolo anche se si tratta di un brano lento dai toni riflessivi.
L’intimità dell’io di Chelsea Wolfe emerge nella coda del disco, dove la necessità di catarsi si compie e le aperture sono maggiori “Place In The Sun” e “Dusk”.
Un plauso a questa artista perché sono almeno 10 anni che produce album di qualità, ognuno ha i propri preferiti ma difficile pensare ad un brutto disco nella sua discografia.



Lascia un commento