La notte a Francoforte si è trasformata.
Quella di Róisín Murphy non è stata una semplice esibizione; è stata un’affermazione audace e incisiva della musica come forma d’arte che trascende, sfida e avvolge. La performance si è rivelata un evento carico di dinamismo ed energia contagiosa.
Nella zona centrale del locale, pieno e denso di pubblico, le note di una melodia elettro-jazz dalle tonalità noiose e soporifere fluttuano dagli altoparlanti, come quelle che ascoltate davanti al reparto “freschi” del supermercato, preludio a un’imminente esplosione di energia.
L’entrata in scena di Róisín Murphy è annunciata da un’improvvisa cascata di luci stroboscopiche ed effetti sonori. Lei emerge in una scena avvolta in contrasti di bianco e nero. Il suo sguardo penetra direttamente l’obiettivo di una telecamera posizionata su un treppiede; le sue immagini vengono proiettate su un grande schermo.
“Pure Pleasure Seeker“, pezzo tratto dall’era del duo Moloko di fine anni ’90 e inizio 2000, la introduce sul palco con le parole “Come make me whole, body and soul” che si espandono sul grande schermo.
L’inizio è fantastico, sia dal punto di vista musicale che visivo, e l’abitudine della Murphy di cambiare costume è subito evidente quando appare in giacca bianca, occhiali da sole e guanti neri per il ritmo rado e martellante di “Dear Miami“.
La lunga carriera di Murphy, che attraversa tre decenni, si manifesta in una serata che accontenta tutti. Tra ritmi incalzanti e melodie toccanti, l’ambiente si scalda, riempiendosi di corpi che si muovono a ritmo di musica. Buona parte della produzione di Róisín Murphy si muove tra bassi house, ritmi incalzanti e giochi di luci pulsanti, ma l’artista non trascura le sue radici soul e melodiche.
“Coocool” si distingue per il suo ritmo più lento e le atmosfere distese, con l’aggiunta di suggestivi accenti di ottoni sintetizzati nel ritornello.
“The Universe” brilla grazie a un ritornello che cattura l’ascoltatore, impreziosito dalle sonorità di una chitarra funkeggiante che diventa “tormentone”, ficcandosi nella testa e senza voler più uscire.
Murphy dimostra un legame profondo con il suo pubblico, muovendosi tra le prime file e condividendo momenti di vero “contatto”, interagisce direttamente con il pubblico in modi inaspettati, dimostrando una vitalità e un carisma indomabili.
La sua voce, potente ed evocativa, rende “You Knew” un momento di intensa emozione collettiva.
Il concerto è stato un’oasi di pace e inclusione, dove le barriere legate al genere si sono dissolte in favore di un’esperienza collettiva di apprezzamento e rispetto (ed evitiamo le battute scontate).
È evidente come la musica possa creare spazi sicuri, dove si può esprimere e riconoscere la propria identità in un contesto di accettazione e libertà.
Mentre da un lato il repertorio musicale merita un grande applauso, soprattutto considerando che la voce di Murphy, un incrocio tra un usignolo jazz e un megafono umano, è ancora perfetta, dall’altro il lato visivo dello spettacolo è un intrattenimento a sé.
Immaginatevi una telecamera posizionata alle spalle di Murphy, quasi a voler suggerire “Ecco, ammirate il panorama come lo vedo io”, trasmettendo sul grande schermo un’interpretazione molto personale dei visi del pubblico.
E poi ci sono le riprese dei musicisti, proiettati in momenti di gloria involontaria su strisce di schermo. Giusto, parliamo di loro. La band che ha accompagnato Murphy ha dimostrato di essere un ensemble di talenti, la loro esibizione ha rappresentato la perfetta fusione tra tecnica, passione e divertimento. Bastava guardare i sorrisi sulle loro facce per capire quanto si stessero divertendo.
Nonostante tutti i pezzi della tracklist siano stati eseguiti in maniera favolosa, il pezzo che ha veramente catturato la mia attenzione è stata l’interpretazione in chiave calypso di “bring it back“, canzone che dal vivo non avevo mai sentito cantare. La sua straordinaria abilità nel reinventare un pezzo tanto famoso, elevandolo a quel livello, mi ha lasciato veramente sbalordito.
In “Can’t Replicate“, Murphy si lancia in un duetto/confronto faccia a faccia con la telecamera, con l’esibizione che sfocia in una danza estemporanea e caricaturale davanti all’obiettivo, seguita da un’improvvisata sessione di shadow-boxe e una posa da culturista.
Le sequenze alternate in bianco e nero sullo schermo sono di una forza tale da far sembrare il tutto un film d’avanguardia. Per concludere decide di farsi un esame delle tonsille mostrando la lingua e quasi inghiottendo l’obiettivo, in una mossa che sfiora l’intimità gastroscopica.
Questi espedienti scenici non fanno altro che sottolineare l’incontenibile vitalità e la bizzarria di Murphy sul palco. Durante l’intero spettacolo, che dura praticamente due ore, distogliere lo sguardo da lei diventa un’impresa praticamente impossibile.
La serata allo Zoom di Francoforte resterà impressa come un momento di magia con il talento di Róisín Murhpy fatto di pura genialità!
La Setlist:



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