
- Kim Gordon – “The Collective” – LP
- Matador Records
- Uscita: 08.03.2023
- 40′ – 11 brani.
Alla faccia di chi spesso giustifica gli artisti che in età matura non sono più nemmeno l’ombra di loro stessi dicendo “eh, ma dopo 30 anni di carriera cosa si può pretendere di più, alla loro età...” ecco a te Kim Gordon classe 1953 droppare un album da urlo. Non da urlo perché, che ne sò, risuona i pezzi dei Sonic Youth in una chiave rivisitata… No no no, butta già una bomba perfettamente calata nell’oggi, seguendo il solco già tracciato con “No Home Record” del 2019, qui due parole:
Tra potentissimi bassi distorti che ti tolgono il fiato inseriti in basi Trap che potrebbero essere d’insegnamento per i nostrani Traper, Kim innesta un mega chitarrone industrial che picchia come il martello di Thor sulla mia testa (vuota) rimbombando e risuonando come un messaggio oscuro.
I testi ultra semplici, apparentemente banali, ripetitivi, spesso sono elenchi di cose manco fosse un Salvini qualsiasi… La realtà è che rispecchia esattamente la propria poetica e quanto la Gordon da anni persegue in campo artistico visivo. Una poetica che sembra raccogliere da un estenuante e lunghissimo feed da social network, contenuti srotolati sul tuo touch screen letti a pezzetti e solo nelle titolazioni.
In “I’m a Man” è la mascolinità tossica che viene presa di mira musicata con una 808 e una chitarra sparata a mille e distorta che sottolinea quello che il testo racconta, “Non è colpa mia se sono nato uomo” dice il protagonista del pezzo, evidenziando le pessime abitudini e le disgraziate giustificazioni di molti “uomini”.
Prendi “It’s Dark Inside” e prova ad uscire sano di mente! Chitarre “smontate” e una cacofonica presenza di synth.
Sei arrivato a metà disco circa… Sei ancora li? Ci sei? Le tue casse come stanno? Quale dei pezzi finora ha fatto si che le tue casse sembrassero scoppiate?
Kim Gordon mette in musica la sua prospettiva fortemente critica del quotidiano vivere negli USA, ma qui non siamo così distanti tutto sommato. Con “Psychadelic Orgasm” evoca zombi urbani, acidi, MDMA, scene di una città distopica, la sua Los Angeles.
I testi sono apparentemente privi di senso ma in realtà è come se la Gordon ti fornisse continuamente pezzi di un puzzle mentale, lasciando alla tua immaginazione la possibilità di produrre l’immagine d’insieme.
“Tree House” ha la chitarra più heavy dell’album con feedback e lead striduli che entrano ed escono, lasciando allo spoken word di Kim lo spazio perfetto per raccontare, a modo suo, di un viaggio ma forse é solo un giro fuori città, una fuga?
Disco sorprendente se soprattutto ti sei perso “No Home Record” perché questo secondo lavoro solista parte da li, per nulla scontato perché ha una tale potenza evocativa e musicalmente sul pezzo, da far impallidire molti giovani interpreti di oggi. Sorprendente come produzione e mixing poiché tutte le distorsioni sono dosate sapientemente, rispettivamente governate da Justin Raisen, Anthony Paul Lopez una coppia che ha lavorato nelle produzioni Pop e Alternative (Yachty, Spoon, John Cale, Chali XCX, Yeah Yeah Yeahs).
La maggior parte degli artisti “con una certa” spesso non trova il proprio posto nell’era degli algoritmi, dell’intelligenza artificiale e degli influencer, ma “The Collective” di Kim Gordon invece prospera, realizza un album che riesce ad essere tanto accessibile e interessante quanto rumoroso e artistico.



Lascia un commento