Bleach sta andando benone. Dicono che abbiamo venduto oltre quarantamila copie soltanto in America. Bruce è davvero contento. E anche noi. I Nirvana si stanno facendo conoscere e apprezzare. È iniziata da un paio di settimane la distribuzione del disco in Inghilterra. Domani partiremo per il tour europeo. Io sono entusiasta, anche se i concerti sono organizzati malissimo. I fonici sono dei cazzoni incompetenti, abbiamo sempre grossi problemi con il suono. E vi assicuro che non si può fare musica dal vivo senza sentire la propria voce, il proprio strumento! Viaggiamo in undici su un furgoncino scalcagnato, stipati come sardine in mezzo al tanfo di sudore e calze sporche. Beh, non chiedo mica una limousine personale, cazzo, soltanto un po’ di dignità. Arrivi alle date sfiancato, assetato, dopo viaggi massacranti. Il mio stomaco sempre più distrutto, la testa imbambolata. I palchi che ci allestiscono fanno cagare. Ma in fondo non posso lamentarmi. Non devo. D’altronde passo le giornate a suonare e cantare le mie canzoni, come desideravo. Coi ragazzi in fondo ci divertiamo. Anche se a essere sinceri, non abbiamo ancora visto il becco di un quattrino da quando è uscito il disco.
“Quando finite il tour ci mettiamo a posto, Kurt, sta’ tranquillo!”, risponde sempre lui, laconico.
(da “Io sono il Nirvana” – La storia di Kurt Cobain, Andrea Biscaro, Caissa Italia Editore. 2018



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