
- Artista: Lucy Rose
- Titolo: “This Ain’t The Way You Go Out“
- Uscita: 19 aprile 2024
- Etichetta: Lucy Rose per Communication Group
- Genere: Indie Folk, Indie Pop, Art Pop.
- Durata: 12 brani, 36 minuti
- Paese: UK, Brighton.
If someone on the street asks me
what it’s like being me
I’ll say, hell, it’s been a journey
Like everyone else you meet.
(da “This Ain’t The Way You Go Out”)
È essenziale iniziare con una premessa: di solito evito di discutere gli aspetti personali degli artisti, ma per questo album è fondamentale considerare il suo contesto. Certi dischi, quelli per me con la ‘D’ maiuscola, spesso nascono durante periodi di vita particolarmente intensi o difficili, offrendo quel qualcosa in più che brilla durante l’ascolto.
Negli ultimi anni, Lucy Rose ha attraversato significativi cambiamenti sia nella sua vita personale che professionale. È diventata madre e, più o meno parallelamente, ha fondato la sua etichetta discografica, Real Kind Records, ma soprattutto ha affrontato sfide personali estremamente difficili; durante la gravidanza si è ammalata di una rara forma di osteoporosi, seguita dalla rottura di diverse vertebre e che le ha causato un gravissimo collasso fisico.
Nonostante le difficoltà, con il supporto di trattamenti medici, l’affetto dei suoi cari, ma soprattutto con il coraggio ricevuto dalla nascita di suo figlio Otis, Lucy Rose ha trovato la resilienza necessaria non solo per lottare, ma per costruire qualcosa, condividendo le sue paure e le sue speranze.
‘This Ain’t The Way You Go Out‘ è il frutto di un periodo di significativa crescita personale. L’album spicca per le sue melodie che sono immediatamente coinvolgenti e per i toni che variano, passando da intimi e riflessivi a delicate esplosioni di energia.
Lucy Rose mi ha sempre colpito sia per la sua voce delicata che per i suoi arrangiamenti minimalisti. In questo album, tuttavia, mette da parte la chitarra acustica per concentrarsi su sonorità più ampie e varie. Il pianoforte diventa il fulcro delle composizioni, e da qui il produttore Kwes prima crea un tappeto sonoro con elementi organici ed elettronici arricchendo il suono con influenze di groove R&B, soul e jazz, e poi lo stende creando un’esperienza sonora che è contemporaneamente nuova e nostalgica. Il tutto senza coprire mai la naturale espressione emotiva della voce di Lucy.
“This Ain’t The Way You Go Out” rappresenta la crescita personale e artistica di Lucy Rose. Questo album si distingue nel panorama musicale attuale non solo per la sua capacità di fondere generi in modo originale, ma anche per la profondità emotiva che trasmette.
L’album è un racconto intimo che affronta momenti estremamente delicati come la maternità, le battaglie contro la malattia fisica e le difficoltà nel mantenere la salute mentale. Brani come “Whatever You Want” e “This Ain’t The Way” sono intensi e aprono una finestra non solo sulla vulnerabilità dell’artista, ma anche sulla sua capacità di trasformare il dolore in speranza e tenacia.
I testi esplorano con sincerità la fragilità umana, facendo breccia nei sentimenti di chiunque abbia attraversato periodi ed esperienze simili.
La critica inglese ha espresso enorme apprezzamento per l’artista, riconoscendo la sua maturità artistica e un lavoro di notevole impatto.
Chiaramente “This Ain’t The Way You Go Out” fatica a emergere al di fuori dei confini UK, ma mi fermo subito altrimenti andrei ad aprire una polemica sulla cultura (non solo musicale) del nostro paese.
In conclusione, ‘This Ain’t The Way You Go Out’ di Lucy Rose è un viaggio musicale che celebra la resilienza, la scoperta di forze da noi inaspettate e le sfide quotidiane della vita.
Il suono di questo disco, diffonde calore anche nei più semplice interludi e i testi nonostante la sua semplicità hanno una profonda narrazione emotiva.
Non è il tipo di album che lasci sugli scaffali ad accumulare polvere (si sono Boomer, ascolto ancora supporti fisici); al contrario, è uno dei miei nuovi “essenziali”, uno di quelli che tornerò a riprendere e riascoltare ogni volta che cercherò conforto, o semplicemente per ricordarmi che “forse non va così male”.



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