
- Artista: Young Jesus
- Titolo: “The Fool“
- Uscita: maggio 2024
- Etichetta: Saddle Creeck.
- Genere: Indie-Rock, Indie-Folk.
- Durata: 11 brani, 46 minuti.
- Paese: USA, Los Angeles.
All’opposto di quanto possa far sembrare il nome Young Jesus non è certamente il nome di un progetto da “christian band”, le maggiori influenze arrivano dall’Emo-rock che ci piace, dal Jazz e dal Post-rock.
Arrangiamenti minimali a volte sospesi nel vuoto, note rotte, una forte componente emotiva emergente dal cantato di Rossiter, fanno si che questo disco sia una gioia nell’ascolto.
Questo incipit dovrebbe bastarti per premere play e spararti il disco dritto nelle vene e far si che un enorme movimento endorfinale ti scuota e ti faccia stare bene.
Non sto parlando di un’opera d’arte che assolutamente non puoi perderti, sto parlando di un disco composto, arrangiato e suonato con pathos e forte emozione che traspare dalla registrazione della voce di Rossiter in particolare.
Apre il disco con “Brenda & Dave” che a mio avviso non rappresenta bene il resto del disco, piuttosto avrei aperto con “Two Brothers” breve e intensa che chiude con l’uso di noise elettrici in sottofondo come arricchimento della coda, idea figa IMHO. Non sarà l’ultima volta che sentirai note rotte, elettricità e rumori provenienti dagli strumenti a modi di arrangiamento. Come nella splendida “Rabbit” ad esempio, dove l’arpeggio di chitarra iniziale cresce un una esplosione dove il cantato di J.R. sembra uscire dalle viscere dicendo:
Do you feel like all you do is wait
For someone else to make the damn change?
Non finisce qui, in “Rich” J.R. ci racconta della sua famiglia, nato in una famiglia benestante ma devastata da eventi drammatici. Qui utilizza note buttate apparentemente a caso come bridge tra la strofa e il ritornello. Un’idea fantastica e un ritonello magico. Il cantato profondo delle strofe cede il passo ad un ritornello arioso ed emozionante da lacrimoni.
I can tell you I’m unclean
All my dreams end violently
How’d you get so close to me?
Ma il finale è addirittura struggente dove ripete la frase “Back when I was a kid” quando viene affiancato da altre voci, una donna, un uomo anziano e un bambino, e il sospiro finale forse è una pace ritrovata. Un espediente? Io voglio credere di no.
Mentre “Moonlight” scorre via piuttosto anonimamente anche se singolo anticipatorio del disco (ma comunque buono), è con “MOTY” che arriva uno dei pezzi inno del disco. L’arpeggio di pianoforte è tanto semplice quanto catchy ed è ben sostenuto da un impianto da classica ballata rock ben realizzata tra saliscendi intensi e messi nei momenti giusti.
Ma il disco offre anche altri momenti densi di trasporto. La voce di J.R. sembra arrivare dall’alto a sinistra, l’effetto spaziale della registrazione e del mix fa credere che stia cantando sopra la mia testa.
“Sunrise” è il secondo inno del disco, sempre melodie piacevoli e coinvolgenti. Rinnovo il mio entusiasmo per questi arrangiamenti minimali, talvolta appena sfiorati, altre volte spezzati o solo accennati.
Ciò che però mi lascia spesso col fiato sospeso in attesa della strofa successiva è proprio il cantato di Rossiter. Bella prova quella degli Young Jesus, piuttosto inaspettata e molto gradita.
I met a priest
At the pearly gates
He said, “I should be excited
But I don’t feel that great”
Tutti i “picks” dei nostri racconti.



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