Duran Duran, Live, Summer Festival, Lucca, 21 Lug. 2024
So già che non riuscirò a scrivere un’ordinaria recensione di un concerto dei Duran Duran, se lo facessi non sarei io. Non uno con la mia biografia musicale che è cominciata e che si è appassionato proprio ascoltando le loro note. Posso provarci ma sappiate che sarà personale, partgiana ed impreparata. Avreste dovuto chiederla a qualcuno che non sono io.
Arrivo a Lucca dopo un comodo viaggio in macchina attraversando gli appennini e dopo aver mangiato in un favoloso casale (di quelli che gli inglesi giustamente ci invidiano e si comprano). Anche meteorologicamente le condizioni sono torride ma ottimali.
Dopo esserci posizionati e rinfrescati nel B&B si fa un giro per Lucca e si capisce subito che ci sono tre gruppi di persone: gli autoctoni, i turisti generici e i Duranies, che se non hanno vestiario o cose a tema li riconosci per i loro sguardi elettrizzati e carichi di aspettative che, spoiler, non verranno disattese. La cosa è palese: ci si riconosce al volo.
Anche il centro di Lucca stessa si è vestito a festa per l’occasione con vetrine e negozi a tema. Addirittura mentre siamo diligentemente in fila ci passan fogliettini di negozi che fanno aperture straordinarie post concerto pubblicizzando con flyers recante la foto dei nostri con la scritta “Da Cicci per i Duran Duran”. Per chi se lo stese chiedendo Cicci è un macellaio lucchese che dopo la mezzanotte offrirà taglieri di salumi toscani e birra gelata. Niente male no? Non ci andremo ma lo ho amato moltissimo. Si incontrano vecchie conoscenze mentre il sole comincia a calare e sono circa le 18. I duraniani sono tanti e quindi le attese in piedi anche per i “proletari” posti non numerati sono titaniche. Ma tant’è.
Con il buio arrivano anche le prime prove luci e qualche movimento dei roadies sul palco, nonché la musica di sottofondo.
Poi la tanto attesa performance comincia e l’enorme megaschermo s’illumina d’immagini fantascientifiche e di viaggi nello spazio in cui i nostri sono alla guida dell’astronave e stanno atterrando togliendosi le tute spaziali accompagnati musicalmente dalla strumentale “Velvet Newton”. La loro musica si spande dalle casse sulla piazza lucchese. Poi un attimo di sospensione al buio ed ecco che le silhouettes dei nostri seppur attempati protagonisti si stagliano dal centro del palco pronti a fare ciò che quarant’anni e più di carriera gli ha insegnato e confermato di saper far bene.
Si comincia con la versione ripensata per il loro ultimo disco “Danse Macabre” di uno dei più atmosferici e Japaniani brani tratti dal loro esordio del 1981: “Nightboat”. I quattro di Birmingham appaion elettrizzati e sanno trasmettere la loro energia ai loro fans, è evidente il fatto che il raddoppio di data causato dall’enorme e fulminea richiesta di biglietti li abbia colpiti positivamente. La scaletta poi si snocciola con sorprese, brani obbligati e qualche deep cuts. Con all’attivo più di tredici album da studio non è possibile pensare di accontentare tutti i fans.
Qui di seguito comunque troverete la scaletta in forma di playlist.
Suonano quindi oltre due ore coinvolgendo il pubblico sia nei momenti più tirati che nelle ballate per cui son famosi (ed invidiati, NdA) anche tra il pubblico più generico. Tra le sorprese troviamo sicuramente il ritorno di “New moon on a Monday” qui ripensata in una versione più essenziale per esser goduta e cantata con il pubblico. Il loro canzoniere è talmente carico brani che si potrebbe far durare il concerto fino al mattino seguente ma inesorabile arriva il bis con i due brani più classici da “Rio”, un gioiello pop immarcescibile, nonché l’album più apprezzato della loro carriera: “Save a prayer” ed il brano che dà il titolo all’album stesso.
La scanzonata e naturale goffaggine da palco di Simon Le Bon, le smorfie e le faccine del sempre indaffaratissimo John Taylor, l’atteggiamento algido e controllato di Nick Rhodes nonché la misurata gentilezza di Roger Taylor sono cose che i fan di lunga data sanno di potersi aspettare dalla band ma, allo stesso tempo, sono anche le firme della loro autenticità di ex ragazzi da sempre appassionati di musica che son riusciti a trasformare in realtà ciò per cui la grandissima parte dei loro colleghi può essere stato solo un sogno.
Un percorso non facile e sicuramente lunghissimo ma che sembra non aver troppa voglia di fermarsi, almeno non a breve.
La Setlist:



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