
- Progetto: Roberto Angelini, Pier Cortese.
- Titolo: ERO.
- Etichetta: Santeria.
- Durata: 28′, 8 brani.
- Genere: Pop.
- Provenienza: Italia.
Un collega mi manda il link Spotify di questo disco uscito il 20 settembre, non mi chiede esplicitamente di esprimermi sul disco, forse voleva suggerire di inserirlo tra le release del 20/9 nella quali non sarebbe potuto entrare nemmeno a spinta ma, chissà, sappiamo bene che non ci è possibile coprire qualsiasi cosa esca e forse ce lo siamo perso (?). La musica pop italiana non è quasi mai nei nostri radar, non per snobismo anti patriottico ma, preferiamo concentrarci su progetti interessanti es. Bebawinigi, Daniela Pes, IOSONOUNCANE, Caterina Barbieri piuttosto che su ciò che è mediaticamente già piuttosto coperto.
“ERO” è a quanto capisco il primo risultato di questo progetto che vede Angelini, chitarrista noto principalmente per le esibizioni del venerdì sera nella trasmissione TV “Propaganda Live” e per un vecchio successo di italico-pop del 2003 “Gattomatto“, Pier Cortese produttore e autore. Discoverland è un progetto laterale proprio di Angelini e Cortese. Angelini insieme a Rodrigo D’Erasmo (Afterhours), si è anche esibito negli ultimi tempi portando in giro uno spettacolo con tanto di pubblicazione (qui) in cui fa l’esegesi musicale dei lavori del fu Nick Drake. Ringraziando Angelini per lo più per educazione, ma credo che sia sufficiente ascoltare i dischi di Drake, sono li, disponibili con un clic e ristampati periodicamente, quindi non capisco l’operazione poiché non aveva intenti retrospettici, ovvero analizzare l’influenza di Nick Drake negli anni successivi ma una roba tra commemorazione del cinquantesimo della morte (25 Nov. 1974), per lo più mi sembrò un’operazione di auto promozione… ma passo oltre.
Il disco si sviluppa su otto tracce nelle quali tre hanno il featuring di Niccolò Fabi al quale possiamo dare il merito di sollevare la cifra del disco almeno per uno dei tre brani, ebbeh! anche Fabi non può fare i miracoli.
La prima traccia “Attimo dopo attimo” sarebbe già motivo di skip dopo 45 secondi, a causa dell’effetto robot-voice, che di per se non sarebbe un problema ma sembra piuttosto buttata li a mentulam canis (si approfondisca invece “The Robots” dei Kraftwerk, 1978 da “Die Mensch·Maschine“ per capire cosa veniva prodotto ben 46 anni fa) inoltre il pezzo ha un ritornello scontato ripetuto per i 2’29” di durata (breve per fortuna) del brano con un testo piuttosto insignificante. “Canto” propone un arpeggio di chitarra avvolto in atmosfere gospel-blues senza afflato in cui il testo banale non aiuta. “Ero” è la title track del disco, racconta di sentimenti nostalgici nei quali scorgo già l’empatia di molti che la scambieranno per tardo romanticismo ma non lo è. Si tratta solo di una banalità senza contesto, ognuno di noi potrà ricordare un mattino d’agosto felice in cui avrà dato o ricevuto un bacio, dai cazzo… sveglia!
Su “Gange“, “Terza età” e “Karmatango” c’è lo zampino di Niccolò Fabi che però in “Gange” non fornisce alcun elemento utile a sentirne l’imprinting se non nel coretto a più voci del ritornello. Pezzo questo che passa a parlare della vita nei pressi del fiume Gange per poi andare a cantare di luoghi comuni sulle foreste amazzoniche, il tutto condito con citofonati tamburelli che dovrebbero in qualche modo evocare tribù dove “tutti insieme ballano” (SANTIDDIO!).
In “Terza età” ci sentiamo le atmosfere da Tiromancino d’annata, purtroppo il solito Angelini ci deve mettere per forza le sue strimpellate slide guitar ma se non gli diamo troppo peso il brano è carino, il testo ha un perché nonostante manchi una certa intimità dell’artista, sarà perché la cantano in tre? “Karmatango” è un pezzo discretamente arrangiato con brevi landscape sonori ma piuttosto povera di idee e ripetitiva. La penultima traccia “Siren” adotta sample di voci narranti in diverse lingue mixate a glitch elettronici (da principianti) e il solito arpeggio del solito uomo. Risulta abbastanza noiosa e dura almeno un minuto di troppo, rimanendo anche piuttosto scollata dal resto del disco che ha una sua omogeneità nel bene o nel male, soprattutto nel male.
Finalmente l’album si chiude con “Al di là“, titolo perfetto come dichiarazione di estrema unzione di questo lavoro che non ascolterò mai più,
Ringrazio lo stesso il caro collega anche se mi ha “rubato” del tempo di ascolto per questo disco perché avrò così modo di percularlo per lunghe settimane!



Lascia un commento