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La timidezza è bella e non dovrebbe impedirti di fare ciò che veramente vuoi.

La timidezza è bella e non dovrebbe impedirti di fare ciò che veramente vuoi.

10 ottobre 2024
giorgione72

The Album Leaf
  • Artista: The Album Leaf
  • Titolo: In A Safe Place
  • Etichetta: Sub Pop, City Slang
  • Formato: LP, 51′
  • Paese: USA, San Diego
  • Uscita: 1 Gennaio 2004

Era circa il 2004 quando uscì un disco delicato, dal suono cristallino, elettronico, un opera da ascoltare sul far del giorno o della sera. Il suo autore è Jimmy LaValle che è californiano ha studiato pianoforte ed ha suonato, tra gli altri, nei Tristeza, Locust, Gogogo Airheart e Black Heart Procession. Si potrebbe dire che Jimmy debba essere un tipo molto timido se ha avuto bisogno dei ripetuti incoraggiamenti di Kjartan e degli altri Sigur Ros per arrivare al traguardo di questo primo disco solista.

Talmente umile che pur di nascondersi si cela dietro il nome di una composizione di Chopin; per registrarlo se n’è andato fino in Islanda e dalla stessa ambientazione il nostro, parole sue, si è lasciato stregare ed ispirare. Tanto più che per completarlo ha dovuto sentirsi ed intitolarlo “In a safe place”: in questo caso il posto sicuro è Sundlaugin che, nella fattispecie, sembra proprio essere lo studio di registrazione ricavato da una ex piscina dei dream rockers della terra dei ghiacci. Quindi un po’ necessariamente il disco risulta molto “icelandic”, intimo, contemplativo e carico di spleen.

Composizioni brevi, quasi mai vere e proprie canzoni, testi (quando presenti) minimali e pressoché sussurrati. Tanto gusto per la melodia e per i suoni, sia analogici che digitali, ben amalgamati fra loro.

Da segnalare il singolo (?) “Thule” costruita con un accattivante beat ed una tastiera che ricorda le cose migliori dei Tarwater. La piccola progressione (come chiamarla altrimenti?) di Eastern Glow è tutt’altro che geniale ma comunque una vera e propria goduria. L’ospite Kjartan canta in “Over The Pond” un brano che sembra voler descrivere un sospeso paesaggio marino con tanto di gabbiani a far da sottofondo. Il violoncello di Gyda Valtysdottir compare nel brano più analogico e strettamente malinconico: “Streamside“.

Se avete consumato i dischi dei Mum e quelli di Four Tet queste sono indubbiamente le atmosfere e le vibrazioni acustiche che le vostre orecchie vogliono e bramano.

Ah, tornando al tema della timidezza, il nostro si fa accompagnare nel suo esordio anche dal compagno d’avventure sonore Pall Jenkins dei Black Heart Procession.

Recentemente ripubblicato anche su bandcamp, lo trovate qui: [Bandcamp]

Oltre che, ovviamente, qui:

Un disco delicato e di fascino innegabile come le foglie d’autunno. E che daran buoni frutti.

(brani scelti per la playlist “Picks“, “The Regulator” e “Hot Wired“)


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10 ottobre 2024
Comfort Zone, Opinioni Non Richieste!
2004, City Slang, Sature, Stories, Sub Pop, The Album Leaf

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