
- Band: The Flaming Lips
- Titolo: Embryonic
- Etichetta: Warner
- Formato: LP, 70′ circa
- Paese: USA, Oklahoma City
- Uscita: 13 Ottobre 2009
A 15 anni da “Embryonic“, ricordo quanto questo disco mi sorprese! Per i Flaming Lips fu un drastico passaggio dalle melodie accessibili e solari dei loro lavori precedenti, come “Yoshimi Battles the Pink Robots” (2002) e “At War with the Mystics” (2006), per esplorare territori musicali decisamente più oscuri, sperimentali e primordiali. “Embryonic” rappresenta una rottura netta con il loro passato più pop-psichedelico, introducendo un suono abrasivo e caotico che sembra attingere dall’anarchia al krautrock, noise e free jazz.
Il titolo riflette perfettamente l’atmosfera del disco: un suono grezzo, incompleto, come un organismo in fase di sviluppo che pulsa di energia caotica e incontrollata. L’album sembra essere un concept sonoro che esplora la natura dell’esistenza, la fragilità umana e l’universo oscuro in cui siamo immersi (dal grembo materno al buio dello spazio dell’universo). Dalle tracce stridenti e frammentarie di “Convinced of the Hex” ai momenti inquietanti di “See the Leaves“, l’album evoca una sensazione di malessere cosmico, come se ci si trovasse a fluttuare in uno spazio-tempo primordiale.
Le canzoni sono spesso prive di una struttura convenzionale: riff distorti, synth acidi e ritmi ipnotici si sovrappongono creando un’esperienza sonora non lineare. Il risultato è appunto un sound pesantemente influenzato dal krautrock dei Can e Neu!, con un approccio più focalizzato sull’impatto emotivo.
Uno degli aspetti che più mi intrigò e ancora oggi ritrovo di “Embryonic” è la sua cupezza emotiva. Laddove gli album precedenti dei Flaming Lips esploravano tematiche di speranza e fantasia, qui ci troviamo di fronte ad un tuffo nella paranoia, nella vulnerabilità e nel lato più oscuro dell’esistenza. Le voci di Wayne Coyne sono spesso filtrate e lontane, quasi disumanizzate, come se fossero trasmesse da un mondo alieno, mentre i testi riflettono frammenti di inquietudine esistenziale.
Brani come “Evil” e “Worm Mountain” (con la collaborazione dei MGMT) esprimono tensione e ansia, costruendo un paesaggio sonoro che traduce le incertezze e le paure della vita moderna. Nonostante una certa influenza di gruppi sperimentali e avant-garde i Flaming Lips riescono comunque a mantenere una certa accessibilità, nonostante la complessità sonora.
Un album che non cerca melodie immediate o ritornelli orecchiabili; piuttosto, è una narrazione sonora da esplorare più volte, scoprendo nuovi dettagli ad ogni ascolto. Se sei stato colpito dalla band per le luminose atmosfere psichedeliche qui potresti provare un certo disorientamento, se sei in cerca di un rock sperimentale (es. “Scorpio Sword“), oscuro e visionario, troverà in Embryonic una certa soddisfazione.
Embryonic è un lavoro che abbraccia il caos e la dissonanza per esplorare territori sconosciuti, sia musicalmente che emotivamente. Pur essendo un disco impegnativo e non sempre facile da digerire, dimostra un approccio coraggioso, confermando i Flaming Lips del 2009 come una band curiosa e ispirata. Questo album non rappresentò una semplice fase di transizione, ma una vera e propria rinascita artistica, un ritorno alle radici sperimentali, dove ogni suono sembra ancora in fase di sviluppo e in continua mutazione.
(brani scelti per la playlist “Picks“, “Worm Mountain” e “Silver Trembling Hands“)



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