
- Artista: Gerald Cleaver
- Titolo: The Process
- Etichetta: Positive Elevation / 577 Records
- Formato: LP, 37′ circa
- Paese: USA, New York
- Uscita: 4 Ottobre 2024
Gerald Cleaver è un batterista e compositore jazz statunitense di spicco, nato e cresciuto a Detroit (1963), Cleaver ha iniziato la sua carriera musicale nell’ambiente jazzistico della città, un luogo fertile per la nascita di talenti jazz grazie alla sua ricca storia musicale ma anche per essere cresciuto in una famiglia dove la musica era presente, padre anch’egli batterista.
Grazie a preziose collaborazioni con artisti importanti come Roscoe Mitchell, William Parker, Craig Taborn, e Matthew Shipp e con un background radicato nella tradizione del jazz e del blues di Detroit, Cleaver sperimenta forme musicali d’avanguardia, integrando l’elettronica nella sua musica.
A Ottobre è uscito “The Process” e fino a quel momento non avevo idea di chi fosse G.C., tant’è che osservando le fotografie mi sono detto un ignorante “moh… vedi un altro batterista compositore“, povero stolto che sono. Unico pregio del sottoscritto è non farsi fregare troppo spesso dai propri preconcetti quindi ascolto nonostante il disco sia nel formato da singola traccia di 37 minuti, sul vinile sono due parti da 20 e 17 minuti.
Beh… tu credi di sentire una lunga jam session jazz e solo dopo pochi secondi vieni smentito. Prima perché parte un beat minimal techno che sa solo la Detroit Techno cosa sia e poi perché questi trentasette minuti sono assolutamente coinvolgenti.
Cleaver prende la techno di cui Detroit fu madre, la mischia al proprio batterismo e strutture jazz. Agisce immedesimandosi in una cultura musicale molto differente dalla propria esperienza, le mischia, aggiunge ulteriori elementi elettronici tra campioni e loops, poi ancora suoni ipnotici e synth. Le collaborazioni con Hprizm (conosciuto anche come High Priest del collettivo Antipop Consortium) concedono a Cleaver le esperienze per produrre questo lavoro.
Come il titolo “The Process” anticipa, in questo disco G.C. esplora appunto un processo senza preoccuparsi di un obiettivo specifico, Non è certo questa la sua prima occasione di utilizzo dell’elettronica perché ascoltando “Signs” del 2020 dove, in una forma disco più ordinaria (62 minuti su 11 tracce), è già tutto presente.
La produzione di quest’ultimo lavoro sembra narrare l’intento di rivedere la “jam session” ma in una forma electro piuttosto ipnotica e quieta, capace di catturare diversi stati d’animo. Cleaver spiega che il tema di “The Process” è la “celebrazione della libertà e del potere dell’uomo afroamericano”. Ancora “‘Voglio che questo disco sia ascoltato come un lungo mix, poiché l’ispirazione è nata dal mio brano “El Permanente”, che si sente verso la fine” e aggiunge “La gioia in questo (come in ogni album elettronico) per me sta nell’improvvisare. Creo un suono ispirante, poi inizio a improvvisare. Questo è l’eredità di Roscoe Mitchell, una delle lezioni più profonde (musicali e non).”



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