
- Artista: Julián Mayorga
- Titolo: Chak Chak Chak Chak
- Durata: 37 minuti circa
- Etichetta: Glitterbeat
- Track list:
- No te comas las blanquísimas mofetas
- La muerte del perro
- Sueño con culebras
- La venganza de las wawas panches
- El Vorrh
- Tres tristes transeúntes
- El día que el Tolima se hundió hasta el fondo del mar
- ¿El trabajo yo para qué lo quiero?
- Semolina
- Los rolos angloparlantes
- Arda la ciudad cuando arrecie el monte
Me li gioco così i miei due spicci!
Li gioco su un disco certamente poco comodo, su un artista matto che canta in modo stralunato tanto da suscitare gli altrettanto stralunati fraseggi di Alec Ounsworth.
Nato in Colombia, Mayorga oggi è residente a Madrid. E’ riconosciuto per il suo approccio sperimentale e piuttosto anticonformista. Ha studiato composizione elettroacustica a Madrid e nelle sue produzioni unisce sonorità tradizionali latinoamericane con elementi elettronici, surrealismo e influenze letterarie.
Il suo lavoro si distingue per testi complessi e stravaganti, spesso radicati in codici culturali locali e arricchiti da riferimenti letterari e autobiografici, complicati da decodificare per i più ma anche per il sottoscritto. Ma tanto attraenti da suscitarmi molta curiosità.
Esploratore di un’estetica “anti-globalizzazione”, punta ad una scrittura dei testi in spagnolo, inoltre, alcune canzoni riflettono storie e temi della sua terra natale, il Tolima nei pressi di Bogotà, attraverso una fusione di cumbia psichedelica, elementi noise e poliritmie.
Col disco “Chak Chak Chak Chak”, continua a spingere i confini del suo stile, con strumenti non convenzionali come mortai, piatti e coltelli che si mescolano a temi surreali e critiche sociali. Le influenze da Captain Beefheart sono piuttosto importanti ma anche da poeti latinoamericani come Huidobro e Gelman (fonte Bandcamp).
Anche la copertina è piuttosto stravagante, si tratta di uno scatto del fotografo spagnolo Ricardo Cases che ritrae un gallo che sembra stia attraversando una strada urbana nei pressi delle strisce pedonali…
Non ti nascondo la mia sorpresa nell’ascoltare questo disco e diciamo che non ho resistito ad uscire un po dal coro suggerendo questo lavoro così alienante e a tratti allucinatorio.



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