Questo post non vuole assolutamente raccontare la storia del Trip-Hop ma più umilmente introdurre quella che è la selezione proposta in coda al post. Come sempre, non ho alcuna velleità da divulgatore, influencer o critico ma solo la sciagurata necessità di condividere.
Il trip-hop è quel genere musicale che quasi sembra fatto apposta per serate piovose, e solitarie, con le cuffie nelle orecchie e lo sguardo perso fuori dalla finestra.
Nato nei primi anni ‘90 in Inghilterra, in particolare a Bristol, una città piena di contaminazioni culturali. Li si mescolavano hip-hop, dub, jazz e musica elettronica, creando un sound unico: lento, malinconico e super atmosferico. È come se l’hip-hop avesse preso un momento di pausa, rallentando i battiti e aggiungendo un tocco di mistero.
Tutto è iniziato a Bristol quindi, una città che negli anni ‘80 e ‘90 era un vero melting pot musicale. C’era l’influenza dei sound system giamaicani, l’energia dell’hip-hop americano e la voglia di sperimentare dei produttori locali. Da questo mix è nato il trip-hop, che fu un hip-hop “più emotivo”, con atmosfere spesso oscure e introspettive a non finire.
Se dovessi descrivere il suono, cosa che mi viene piuttosto male, direi che il trip-hop è fatto di ritmi lenti con bassi profondi, perfetti per perdersi nei propri pensieri. Un genere che diede i natali ad un intriso di malinconia urbana, un suono generato dalla collisione tra il nichilismo del punk e la profondità spirituale del jazz, con un tocco di apatia tipicamente anni ’90. Potrei considerarlo una sorta di jazz decadente per una generazione di disillusi, un mix ipnotico e “appiccicoso” di loop ripetitivi, ritmi rallentati e voci spettrali.
I campionamenti di vecchi vinili di soul, jazz e funk vengono “tagliati e incollati” per creare qualcosa di nuovo. Atmosfere cinematiche con musica che sembra fatta per un film noir o un thriller psicologico.
I very-big del genere e oggi stranoti furono Massive Attack, Portishead, Tricky e DJ Shadow e ci fermiamo qui per non spoilerare la playlist. I Massive Attack sono di fatto i padrini del genere una sorta Velvet Underground rassegnati al grigio e al buio. Il loro album “Blue Lines” (1991) è considerato il primo vero lavoro di trip-hop in assoluto. Brani come “Unfinished Sympathy” sono leggendari. E poi c’è “Mezzanine” (1998), con pezzi come “Teardrop”, che probabilmente hai sentito almeno una volta nella vita.
I Portishead hanno portato il trip-hop su un livello più dark. Il loro album “Dummy” (1994) è pieno di pezzi malinconici e intensi, come “Glory Box”. Ascoltarli è un po’ come entrare in un film in bianco e nero ascoltando una Billy Holiday intrappolata in un loop infinito.
Ho isolato Tricky benché membro originario dei Massive Attack successivamente con una carriera solista, perché come è noto fu un unicum: criptico, oscuro, sempre fuori dagli schemi. Il suo album “Maxinquaye” (1995) è un viaggio dentro sonorità inquietanti, con testi che sembrano usciti da un diario segreto.
DJ Shadow ovvero Joshua Paul Davis, sebbene non di Bristol, ha avuto un grande impatto sul trip-hop col suo “Endtroducing…” (1996), un capolavoro costruito interamente con campionamenti, un vero classico del genere.
Negli anni ’90 il trip-hop ha fatto un bel po’ di strada, diventando popolare anche fuori dall’Inghilterra. Poi, verso la fine del decennio, ha cominciato a evolversi e a mescolarsi con altri generi. Artisti come Björk e Radiohead (soprattutto con “Kid A“) hanno preso spunto da queste sonorità. Oggi, anche se non si parla più tanto di trip-hop come movimento, la sua influenza è ovunque anche in artisti Pop come Billie Eilish che amano le atmosfere cupe e malinconiche.
Il trip-hop è un genere che, anche se nato più di 30 anni fa, riesce ancora a suonare fresco e affascinante. Se non l’hai mai ascoltato, in questa ampia selezione ho inserito quello che ho conosciuto nel tempo e, anche oggi quando un artista propone un brano che ha evidenti riferimenti al trip-hop lo inserisco in questa selezione.
Di fatto la playlist rimane sempre viva e permette di seguire la linea temporale di trent’anni circa del genere unendo vintage e attualità per sonorità e atmosfere. I brani più old in cima e quelli più recenti sul fondo della playlist in un rigoroso ordine temporale.
Buon divertimento!



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