Ritrovarsi al Teatro Amintore Galli di Rimini ad ascoltare il concerto di Natale dei La Crus non è come, solo un pugno di settimane fa, avrei mai potuto pensare di ritrovarmi a passare il mio sedici dicembre sera.
E invece.
E invece eccomi qua, in prima fila a ritrovare una band pressoché (a tutt’oggi) unica nello scenario musicale italico. L’ispirazione di rinnovare la miglior tradizione cantautoriale del Bel Paese con l’elettronica, i loops ed accenni di rumorismo rimane probabilmente la più bella intuizione musicale di Cesare Malfatti e Mauro Ermanno Giovanardi.
Sono passati poco più di trent’anni dal disco di esordio (1993) della band milanese e questo concerto ne sarà una posticipata celebrazione con brani da tutta la produzione del duo. Ancor più speciale poiché la sera sarà impreziosita da due voci amiche del duo: Cristina Donà e Paolo Benvegnù.
Il concerto inizia con l’atmosferica “La pioggia” un brano dall’ottimo ultimo disco: “Proteggimi da ciò che voglio”. Joe ci saluta, ci ringrazia e tra un brano e l’altro ci racconta della loro lunga carriera. Fa gli onori di casa e ci snocciola di come abbiano conosciuto gli ospiti che sapranno, da par loro, impreziosire l’evento.
Cristina Donà canta con Joe “Ad occhi chiusi” un brano composto a quattro mani presente in “Ogni cosa che vedo”. Con Cesare una intimissima versione di “Goccia” suonando accordi simili ma “sbagliati”, ma che han sorpreso positivamente la stessa cantante.
Paolo Benvegnù, fresco vincitore della Targa Tenco, ci ammalia con una delle più belle ma misconosciute canzoni: “Maria Andromeda” nonché collabora spesso ai cori ed armonizzando con il Giovanardi durante tutto il concerto.
Una menzione al terzo e “segreto” ospite, in quanto non presente nel cartellone, ovvero Danny Greggio che canta insieme alla band la sua “Natale a Milano”.
Un altro doveroso e doloroso momento è ricordare il grandissimo “Maestro Paolino” (Paolo Milanesi) la cui tromba ha saputo illuminare di calore ed accarezzare tutta la carriera dei La Crus (e non solo). Purtroppo sconfitto dopo una lunga e coraggiosa battaglia contro la malattia. Gli sguardi si fanno bassi ed anche Joe, con tutti quelli presenti sul palco si lasciano andare alla commozione.
Un bel concerto insomma, forse reso un po’ freddo dal (seppur splendido) teatro riminese e dai posti a sedere che hanno un po’ reso istituzionale l’happening. I La Crus comunque mescolano sapientemente la scaletta di brani nuovi e di canzoni che son diventate classici (alcuni dei quali chi vi scrive li ha conosciuti tramite la voce di Joe) con sapienza e destrezza. Consci dell’atmosfera un po’ scura delle loro opere comunque ci danno la buonanotte con una cover di Gaber che sa accompagnarci all’uscita coccolandoci tutti: “L’illogica allegria”.
E a guardare appena fuori del teatro le luci del Natale del salotto buono di Rimini ci illuminano la strada del ritorno disegnandomi un dolce forse un po’ immotivato sorriso.
Poi in auto, viaggiando verso casa spengo l’autoradio e lascio il mio cuore incollato al finestrino…



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