Come ogni anno, eccomi qui a stilare la mia lista, personalissima e totalmente di parte, dei miei migliori dischi del 2024.
Personalmente il 2024 è stato un anno di merda, un anno in cui, tra guerre, crisi climatiche, e la pace fatta tra quei due degli 883, la musica è stata uno dei pochi motivi per non trasferirsi definitivamente su pianeti lontani.
Alcuni dischi sono stati totalmente inaspettati e, ammettiamolo, ci sono state anche delle delusioni che avrei volentieri scambiato con il silenzio.
Ma tra i momenti “WTF” della scena musicale e le solite playlist tutte uguali che Spotify insiste a propinarmi, ci sono stati album che hanno fatto la differenza. Dischi che, scusate la banalità, mi hanno fatto ricordare perché amo la musica.
Non è una classifica e non è una recensione per addetti ai lavori (anche perché quelli usano sempre parole tipo “iperrealismo sonoro” che io non capisco). Li ho raccolti qui, insieme a gli altri dischi degli amici della XXVa, perché secondo me tutti i dischi da noi consigliati meritano di essere ascoltati. Ma se neanche ci provate, beh vi meritate “Il Volo” a palla per tutto il 2025.

Beth Gibbons – Lives Outgrown
“Lives Outgrown” segna il debutto solista di Beth Gibbons, un ritorno atteso per 16 lunghi anni, sì, 16 anni di silenzio artistico dall’ultimo album “Third” insieme ai Portishead.
La voce rimane quella inconfondibile di Gibbons, la stessa che trasmette sia fragilità disarmante che forza esplosiva.
L’album è un viaggio profondamente introspettivo che si spinge tra i confini del Progressive Folk, anche grazie all’utilizzo di strumenti fuori dall’ordinario: dai tamburi taiko giapponesi fino agli ottoni balcanici che emergono con forza in tracce come “Beyond The Sun”. Album assolutamente da avere nella propria collezione.

IDLES – TANGK
Ho sempre sostenuto il fatto di trovare gli IDLES una band fottutamente ambiziosa, e di fatto lo sono sempre stati. Ma come un Marzullo qualsiasi mi chiedo: quanta ambizione si può infilare nel quinto album? La mia risposta: le undici tracce di TANGK sono per me un concentrato esplosivo di creatività, difficile da trovare in un gruppo che è arrivato al successo mondiale e al quinto album. Gli IDLES rimangono, nonostante tutto quello che avviene attorno, maledettamente coerenti con loro stessi.
Aggiungo che la produzione di TANGK è in mano al tocco prestigioso di Nigel Godrich (già produttore dei Radiohead).

The Smile – Wall of Eyes
C’è poco da dire, amo Thom Yorke, amo Jonny Greenwood (insomma amo i Radiohead), amo i Sons of Kemet e amo anche il co-fondatore e batterista Tom Skinner.
Ho letto da qualche parte che Thom Yorke parla del processo di scrittura con The Smile come di un processo “veloce e fluido”. Se questo è il risultato, significa che il trio ha ancora tanto da dire e può anche rimanere fluido.

Adrianne Lenker – Bright Future
Adrienne Lenker non è esattamente il tipo che segue gli ultimi trend digital, da scroll infinito e notifiche incessanti. Per registrare BRIGHT FUTURE, la leader, voce e chitarra dei Big Thief, ha trovato rifugio in una baita sperduta in mezzo ad un bosco. Solo un registratore a nastro e un piccolo gruppo di musicisti. Quello che doveva essere un esperimento personale, senza pretese di pubblicazione, si è trasformato in una raccolta intima di confessioni.
In questo santuario analogico, Lenker scava nelle profondità della sua storia personale. Le sue canzoni intrecciano ricordi dolorosi – come il rapporto travagliato con i genitori cresciuti in una setta e immagini evocative di stagioni che passano, metafore perfette per catturare la natura effimera dell’amore.

Porridge Radio – Clouds In The Sky Will Always Be There For Me
Visti dal vivo pochissimi giorni fa, lo scorso 18.12.2024. Disarmante la loro naturalità, mi sembrava di sentir suonare qualche amico o parente, tale è la vicinanza e l’empatia trasmessa.
Nel nuovo album, è impossibile non percepire il burnout che ha colpito Dana Margolin prima delle registrazioni. Margolin sembra lanciare un incantesimo: ti cattura, ti avvolge e non ti lascia più andare con una scrittura quasi ipnotica.
In fondo, condividere il dolore non solo lo alleggerisce, ma si trasforma in conforto.

The Last Dinner Party – Prelude to Ecstasy
Mi piacerebbe esagerare (ed essere molto banale) descrivendo The Last Dinner Party come un gruppo che reinventa il periodo vittoriano, anche solo per il fatto che si vestono come dame vittoriane, con collant a rete e corone di spine.
Il loro Prelude to Ecstasy è pop, ma scuro, molto scuro, cinico, barocco ma non pacchiano, con testi che mi fanno arrossire in auto insieme alle mie figlie.
Il loro album è un’opera prima che sfida le convenzioni: quaranta minuti in cui il sacro flirta con il profano, e l’orchestra si contamina con il garage rock.

Nubya Garcia – Odyssey
Qua sono cazzi. Scusate il francesismo.
Avevo pre-ordinato il disco in vinile e anche il CD (non vorrei rovinare il vinile) semplicemente sulla fiducia. Dopo “Source” mi aspettavo un disco bello, ma invece Odissey a parer mio, supera il primo LP che era già abbastanza impressionante.
Odyssey vive di contrasti dinamici: quando si sente il sassofono di Nubya, tutta la stanza prende il volo; l’album, il giradischi, il lettore CD, tutto si accende di vita propria. Nonostante il ritmo perda un po’ di slancio nella seconda metà, il finale è semplicemente epico, proprio come promette il titolo del disco. Un incredibile epilogo per un’opera che si distingue nel panorama del jazz contemporaneo degli ultimi 10 anni.
P.S. Come un Telemaco qualsiasi, aspetto di vederla live il prossimo 24.02.25

Lucy Rose – “This Ain’t The Way You Go Out”
Questo disco ha segnato per me tutto il 2024. Un disco di una dolcezza unica; ogni volta che lo ascolto, non riesco ad abituarmi alla voce quasi sussurrata di Lucy Rose. Una voce che riesce ad emozionarmi ogni volta per la sua sobrietà.
“This Ain’t The Way You Go Out” è un disco liscio, nudo, puro, familiare, genuino ed unico.

SPRINTS “Letter To Self”
Anche se per qualcuno può sembrare strano, il disco degli Sprints, è uscito lo scorso 05.01.24, quindi entra a pieno titolo tra i migliori dischi del 2024, non ci sono storie. Gli SPRINTS sono stati per me uno dei gruppi rivelazione del 2024. BBC6 li ha passati in continuazione per mesi.
Per chio non li conoscesse, parliamo di un quartetto dublinese, che mescola punk selvaggio e post-punk gotico con un’intensità da far paura.
Con questo album, gli Sprints si candidano a raggiungere i vertici del post-punk irlandese.

Tyler, the Creator – Chromakopia
Non posso assolutamente escludere uno dei più bei dischi hip-hop degli ultimi anni, “Chromakopia”.
Tyler, The Creator con “Flower Boy” ha segnato nel 2017 un punto di svolta cruciale nella storia dell’Hip Hop. Il successivo “IGOR” si è imposto come un capolavoro, album talmente perfetto da creare già nel 2019 un’ombra scura che avrebbe coperto tutti i dischi seguenti. Invece ecco che “Chromakopia” emerge come erede di quella vena artistica.
Struttura narrativa impeccabile e una scrittura che secondo me raggiunge quasi le vette creative di “IGOR”, confermando Tyler come uno dei narratori più coraggiosi e innovativi della scena Hip Hop contemporanea. È un’opera che dimostra come la sua evoluzione artistica sia tutt’altro che conclusa.
Menzioni Speciali.
E ora il momento che odio di più: le menzioni speciali, ovvero quando devo ammettere che la mia top 10 fa acqua da tutte le parti perché ho dovuto escludere dei dischi pazzeschi.
- Kim Deal – Nobody Loves You More
- Kendrick Lamar – GNX
- Floating Point – Cascade
- Geordie Greep – The New Sound
- Kneecap – Fine Art
- Bryony Jarman-Pinto – Below Dawn
- Ezra Collective – Dance, No One’s Watching
- Kamasi Washington – Fearless Movement
- Bob Vylan – Humble as the Sun
Best EP 2024
- Maruja – Connla’s Well
- Mei Semones – Kabutomushi
- Baby Rose & BADBADNOTGOOD – Slow Burn
- Chelsea Wolfe – Unbound
- Glass Beams – Mahal



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