
- Band: Amiture
- Titolo: Mother Engine
- Durata: 47 minuti circa
- Etichetta: Dots Per Inch
- Pubblicazione: Febbraio 2024
- Tracklist:
- Glory
- Rattle
- Billy’s Dream
- Law + Order
- Collector
- HWL
- Baby
- Dirty
- Cocaine
- Porte Sosie
- American Flag
- Swamp
Amiture è un progetto musicale nato a New York, fondato da Jack Whitescarver. La band si caratterizza per un suono che fonde elementi di post-punk, trip-hop, industrial, e influenze darkwave, creando un’atmosfera oscura e intensamente emotiva. Inizialmente era un progetto solista di Whitescarver, ma l’ingresso di Coco Goupil ha segnato una svolta, portando nuova energia e complessità ai brani.
“Mother Engine” è il secondo album del duo newyorkese Amiture, composto da Jack Whitescarver e Coco Goupil, pubblicato a febbraio 2024. L’LP evidenzia un forte scostamento dal debutto “The Beach” del 2021, il duo sceglie le fascinazioni Trip-Hop rispetto alla forte componente post-punk che caratterizzò il primo album.
I brani definiti da Pitchfork “ballabili, deprimenti e pensati per farvi pogare con le vostre ombre”, rispecchia molto le atmosfere di “Mother Engine” ovvero una sorta di sofferto isolamento espresso attraverso chitarre stridenti e drum machine, covando un desiderio di danza oscura.
“Mother Engine” appare come un viaggio attraverso gli impulsi umani più oscuri, con un suono che combina elementi di blues, trip-hop e industrial. L’album è un invito per un “sottobosco after-hours” che appare pericoloso nel posto giusto e al momento giusto.
Con testi che esplorano temi di isolamento, identità, paura e connessione, spesso con un tono malinconico e riflessivo, gli Amiture mostrano un forte interesse per la rappresentazione delle pulsioni umane più oscure, ma sempre con un tocco che invita alla riflessione e alla catarsi.
Con “Mother Engine”, il duo newyorkese costruisce un sound che sembra emergere direttamente dalle viscere di un futuro oscuro e meccanizzato, un paesaggio tanto alienante quanto irresistibile. È un album che suona come se i Joy Division avessero fatto un patto con i Massive Attack in un buio seminterrato di Brooklyn.
“Dirty” introduce un’atmosfera carica di tensione, un battito pulsante che sembra il battito cardiaco metallico di una macchina sul punto di esplodere. Whitescarver canta con la disperazione controllata di chi ha visto troppi tramonti dietro vetri sporchi. La produzione di Coco Goupil trasforma ogni battito elettronico e ogni riverbero in un’eco industriale, una danza meccanica di una vita artificiale.
In “Cocaine” il patto stabilito nel seminterrato con i Massive Attack emerge palese e se per qualcuno potrebbe essere un patto col diavolo io invece ritengo sia una mirabile applicazione del contratto. Questa è una traccia che spezza il ritmo ma amplifica l’intensità emotiva. Qui, Amiture lascia spazio al minimalismo, permettendo ai sintetizzatori di respirare e alle parole di emergere come confessioni sussurrate in un vicolo buio.
Non mi colpisce solo l’atmosfera. È la capacità di Amiture di pesare il grezzo e il raffinato, l’organico e il sintetico in un equilibrio sempre in bilico. “Mother Engine” non è un album che cerca di piacere a tutti, ma sfida chi ascolta a scavare sotto la superficie. Ogni traccia si comporta come un frammento di un puzzle emotivo, un’istantanea di alienazione urbana che è tanto universale quanto personale.
Nonostante il suo aspetto cupo, questo disco non manca di movimento. Persino nelle sue tracce più lente, la struttura ritmica invita al movimento fisico, a lasciarsi trasportare in una sorta di trance tribale post-industriale. È come ballare sulle macerie di un sogno infranto.
Forse è un album che può risultare troppo denso per alcuni ma forse è proprio questo il punto: “Mother Engine” è un disco che richiede all’ascoltatore di essere soprattutto vulnerabile.
Brani selezionati: “Billy’s Dream”, “Law + Order”, “Dirty”, “Cocaine”.



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