Invidio da sempre la capacità degli artisti inglesi di riflettere, attraverso la loro arte (in questo caso la musica), non soltanto l’attuale stato sociale, ma l’intero tessuto socio-culturale, economico e politico dell’epoca in cui vivono. Da noi in Italia, invece, tendiamo spesso a smarrirci fra i tormentoni estivi da ombrellone e i soliti lamenti sanremesi.
Ho voluto iniziare così perché proprio dalla nebbiosa Albione (Brighton, per la precisione) arriva una ventata d’aria rabbiosa con “Who Let The Dogs Out“, l’album di debutto delle Lambrini Girls (Phoebe Lunny e Lilly Macieira).
Il disco può sembrare familiare, come quel vecchio amico dell’adolescenza che non vedi da anni e che ritrovi esattamente come lo ricordavi: incazzato, rumoroso ma sempre sincero.
È un disco “già sentito” – nel senso più positivo del termine: è punk, ma arricchito da un’urgenza personale, da un rabbioso senso di frustrazione per la società attuale. Il suono è grezzo, sospeso tra chitarre distorte fino all’osso e, a rendere tutto ancora più intenso, c’è la forte presa di posizione su temi che vanno dal cambiamento climatico alla misoginia, passando per il capitalismo sfrenato, le derive politiche estremiste e le guerre che costellano il mondo.
Tutti argomenti da tesi di laurea, certo, ma qui diventano uno schiaffo in faccia alla nostra apatia collettiva: “Who Let The Dogs Out” è tanto caotico quanto affascinante, come una festa dove tutti urlano eppure riesci a coglierne ogni singola parola.
Non amo fare analisi di ogni traccia, ma per entrare nel mondo delle Lambrini Girls cito “Company Culture”, un brano che demolisce le strutture misogine del mondo del lavoro con la delicatezza di un bulldozer in un negozio di cristalli. Insomma, non te la mandano a dire, ma vanno per direttissima.
Palatable, unthreatening, ‘causе all men know better than me
Yet human resources say I’m asking for it
Look over my shoulder
Indecent exposure
È però “Cuntology 101”, il brano di chiusura, a racchiudere al meglio l’essenza delle Lambrini Girls: un inno sfacciato alla libertà individuale, dove la parola “cunty” diventa simbolo di coraggio e rivendicazione personale. Un manifesto sonoro che, pur lasciandoti esausto, riesce a trasmettere una strana forma di ottimismo.
Healing your inner child is cunty
Getting therapised is cunty
Having autistic meltdowns cunty
“Who Let The Dogs Out” è un album che non chiede permesso. È incazzato, rumoroso, a volte sfrontato, ma soprattutto sincero. Potrà sembrare acerbo o arrogante, ma forse è proprio l’energia sfacciata di cui abbiamo bisogno per scrollarci di dosso l’apatia quotidiana. Non offre risposte o soluzioni – e ammette di non poterlo fare – ma mette in musica la rabbia e l’indignazione di una generazione che vede il mondo collassare.
Forse, come dicono loro stesse: “Il tardo capitalismo è andato troppo oltre, siamo completamente fregati. Tutto ciò che possiamo fare è renderlo il più vivibile possibile”. Ed è proprio qui che un singolo gruppo musicale può fare la differenza nel gran casino dei nostri tempi: offrire spunti di riflessione e ribadire l’importanza della coesione e del sostegno reciproco. Oggi, più che mai, ne abbiamo un disperato bisogno.
Se questo riuscirà a smuoverci almeno un po’, facendoci alzare lo sguardo dai nostri schermi per lottare per qualcosa di meglio, allora l’esordio delle Lambrini Girls avrà colto nel segno.
Perché, in fondo, se non siamo ancora del tutto arrabbiati, vuol dire che non stiamo prestando attenzione a quello che sta succedendo.



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