
- Band: Open Head
- Titolo: What Is Success
- Etichetta: Wharf Cat Records
- Durata: LP, 11 tracce, 35 minuti circa
- Paese: Kingston, New York
- Track List:
- Success
- Fiends Don’t Lose
- Monotones
- N.Y. Frills
- *INOY
- Take It From Me
- House
- Bullseye
- Julo
- Palace Quarters
- Catacomb
Jared Ashdown (voce e chitarra), Brandon Minervini (chitarra), Jon McCarthy (basso) e Dan Schwartz (batteria) sono i quattro di Kingston sulla riva ovest dell’Hudson sopra la città di New York, gli Open Head.
Ritmica articolata, chitarre noise intrecciate e dal suono affilato, si esprimono in questo modo gli Open Head, aggiungono anche continui stop-and-go come se rompere e affettare il pezzo sia quasi un gusto sadico.
La mia prima volta con questa band fu con “Catacomb” l’ultima traccia del disco che uscì come singolo il 26 settembre dello scorso anno. Fu amore a primo rumore.
L’inizio claudicante e angolare del primo brano “Success” che funge da intro a poi cambia con uno stacco improvviso dopo il primo minuto, ti da la misura dell’intero disco, poco propensi alle melodie, amano inserire stridenti riff per tenerti sempre in una certa tensione emotiva.
I nostri quattro condottieri hanno quella forza nervosa tipica di chi ha una spiccata rapidità, me li immagino come un atleta minuto come un free climber che scala pendii pericolosi e verticali, anche gli Open Head affrontano il disco mostrandosi pronti ad una performance difficile e intensissima.
“What Is Success” è il secondo album della band a tre anni da “Joy and Other Suffering“. In questo lavoro, la band di Kingston, continua a esplorare sonorità nel solco noise e un pizzico sperimentale, ma con miglior scrittura, più fluidità e miglior produzione sonora. Nel primo disco le distorsioni erano anche saturazioni e non sempre a fuoco, forse penalizzati dal mixing.
Caos, conflitto e una produzione cupa caratterizzano la cifra del disco uscito per Wharf Cat Records, la giovane etichetta di New Castle nel Delaware.
Brani da non perdere sono certamente “House“, la già citata “Catacomb“, “Take It From Me” e “N.Y. Frills” che funge da omaggio al movimento no-wave di New York. La canzone riflette sull’incontro con la stravaganza di Manhattan e sulla distanza tra coloro che vivono nel lusso e quelli che rendono possibile tale stile di vita. Il brano è nato dall’esperienza personale di uno dei membri della band, che lavorava per un’azienda di Kingston e occasionalmente consegnava prodotti a clienti facoltosi a New York City.
La scuola Shellac è li ben presente che funge da arrotino sia per il loro sound di chitarra ma anche per la ritmica, se li stai ascoltando prova a sentire anche i Big Black, U.S. Maple, Sonic Youth e Fugazi per un po di riferimenti del passato. Ma se vuoi stare ai giorni nostri, i francesi The Psychotic Monks, i Doughters, i Flip Top Head, gli atomici Model/Actriz e l’industrial noise degli Psychic Graveyard senza perderti gli emergenti Chalk, i Mandy Indiana e i Gilla Band, così per un rapidissimo panorama tra passato e presente su queste sonorità.
- Jared Ashdown – voice, chitarra
- Brandon Minervini – chitarra
- Jon McCarthy – basso
- Dan Schwartz: batteria
- Mastered by Carl Saff.



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