Prima radioGrafia del 2025.
Con questa rubrica che vorremmo mantenere a cadenza mensile (ce la faremo?), proviamo a fornire uno sguardo sintetico su quanto è stato pubblicato nel corso del mese appena chiuso, rimanendo nel racconto di Long Playing o Extended Playing che sono apparsi a caldo come i più interessanti. Ovviamente il tempo potrà modificare questa prima sensazione, ne vedremo i riflessi magari nelle nostre Opinioni Non Richieste.
Vorrei iniziare questa prima radioGrafia con qualcosa di complicato, quasi a cercare subito di levarci l’elefante dalla stanza…

Il trombettista californiano Ambrose Akinmusire pubblica per Nonesuch Records 74 minuti di Avant-Jazz che mi ha letteralmente fulminato. Lunghissime composizioni con strutture complesse ma il primo elemento che mi ha colpito è stata la registrazione della batteria, si proprio così, vedevo nella mia testa le pelli percosse dalle bacchette di Justin Brown e da li in poi l’ascolto è stato una sorpresa continua, intensa, emozionante e l’inaspettato spoken-flow di Kokayi davvero perfetto in questo contesto. Splendidi tutti gli strumenti s’intende, dai violini ai violoncelli, i synth e ovviamente la tromba di Akinmusire.

Giulia Impache dunque, artista di Torino che espone la propria visione del mondo attraverso l’album “IN:titolo”, una sorta di raccolta in cui i titoli delle tracce sono l’incipit di ogni brano “come spesso accade nei testi di poesia antica.” dice nelle note che accompagnano il disco. La musica di Impache non ha modo di essere collocata nei generi ed è Giulia stessa che rifiuta le etichette, destabilizza? Si abbastanza ed è per questo che mi ha affascinato già dal primo ascolto.

Dax Riggs é un musicista americano che ormai ha superato i 50 anni (ecco perché sono affezionato a lui) e viene da un passato fatto di band metal, doom, psichedelia, anzi forse la definizione più corretta della sua musica é apocalyptic folk rock. Il suo ritorno inaspettato dopo tre lustri ci ha colpito per la sua compattezza, mezz’ora avvolta nella pece, un magma sonoro creato con le sue chitarre distorte e cupe, chiuse e soffocate.

“You & i are Earth” di Anna B Savage è un album che richiede un ascolto attento e riflessivo. Non è un lavoro che cerca di impressionare con grandiosità alla Storefront Church, ma piuttosto invita l’ascoltatore ad immergersi nel racconto emotivo, intimo e personale. Per coloro che apprezzano la musica che esplora le profondità dell’animo umano con onestà e delicatezza, questo album potrebbe risultare prezioso.

I nostri quattro condottieri, gli Open Head, hanno quella forza nervosa tipica di chi ha una spiccata rapidità, me li immagino come un atleta minuto come un free climber che scala pendii pericolosi e verticali, anche i ragazzi di Kingston affrontano il disco mostrandosi pronti ad una performance difficile e intensissima.

I 54 minuti del disco dei Mogwai “The Bad Fire“, ti portano in una dimensione dilatata, immergendoti in una colata di magma caleidoscopico, che travolge e ingloba ogni cosa che trova sulla propria strada. La produzione di John Congleton a tratti spinge forte sulla componente più elettronica riuscendo a incastrarla nel sound della band senza snaturarne il sound di base, evitando di farla sentire come un corpo estraneo.

La band guidata da Tamara Lindeman (The Weather Station) con “Humanhood” attraverso una consolidata narrativa che mescola jazz, folk e ambient con raffinatezza ma anche disorientante; porta al pubblico un album che fa uso di improvvisazione. L’approccio conferisce ai brani una sensazione di spontaneità e tensione, come se stessero prendendo forma in tempo reale. Le canzoni trattano temi profondi come il dolore, la gioia, e la complessità dell’essere umano, con testi che spesso sembrano improvvisati tanto quanto la musica che li accompagna.

FKA Twigs ha sempre avuto un talento per spingere i confini della musica pop, e con “Eusexua” la vena eclettica si è un po spenta in virtù di una maggior raggiungibilità verso il grande pubblico. Questo album, che ha richiesto tre anni di lavorazione, è un capolavoro di techno-pop. Rispetto al celebre “LP1”, che era fortemente radicato nell’elettronica atmosferica con grandi intuizioni sonore brani come “Water Me” e “Two Weeks“, “Eusexua” preferisce una produzione più dance forse per raggiungere una maggior espressività dal vivo. FKA Twigs dopo un precedente album non riuscitissimo, si riprende lo scettro di una delle artiste più innovative e intriganti della scena musicale del pop elettronico.

Sono sempre alla ricerca di qualcosa che mi faccia alzare le orecchie, e il debutto di Canty, “Dim Binge”, ho sperato facesse questo effetto ma non ci è riuscito pienamente. Questo artista londinese ha creato una sorta di autobiografia sonora elettro-pop a tratti trip-hop, con l’intento di permetterti di entrare nel suo mondo interiore anche se in punta di piedi. Atmosfere intense rispetto ad un debutto promettente soprattutto per il futuro.

I Tunng sono tornati con “Love You All Over Again”, e sembra che abbiano deciso di fare un po’ di ordine nella loro musica. Dopo cinque anni di silenzio, questo ottavo album in studio è come un vecchio amico che ti si avvicina con una birra in mano e ti dice: “Ehi, ricordi quei tempi?” Sì, ricordo. Ricordo quando il folk e l’elettronica si incontravano in qualche club underground e facevano figli strani ma bellissimi. Questo disco ti porta indietro ai giorni in cui la musica era più semplice ma allo stesso tempo più profonda. Le canzoni sono leggere, minimali; ci sono glitch e suoni strani che ti fanno sentire come se stessi ascoltando qualcosa di nuovo ogni volta che le ascolti.

Chiudiamo con l’EP “Glue” dei Minor Conflict… Anche questo un debutto che per ora rimane in digitale senza supporto fisico, speriamo in una successiva pubblicazione da poter tenere in collezione perché il progetto è veramente fuori dagli schemi. Fiati ed arpa sono gli strumenti “anomali” uniti al basso, i synth e alle percussioni. Atmosfere folk unite al post-punk con un cantato stralunato e contraltato dalla voce melodica di Natalie Whiteland. Non mancano sonorità da ambient-field che fungono da filler o sottofondo sulle quali la band incide i suoi ritmi e il cantato folk sempre della Whiteland. Progetto interessantissimo che osservo con hype.
Abbiamo chiuso questa sintesi di gennaio, spero sia stata utile e che tu possa trovare la tua tazza di te e se non trovi nulla… sti-gran-cazzi!
La sequenza delle tracce utilizzate:
- 1. Ambrose Akinusimbe “muffle screams”
- 2. Giulia Impache “Life is short”
- 3. Dax Riggs “Graveyard Soul”
- 4. Anna B Savage “Donegal”
- 5. Open Head “House”
- 6. Mogwai “Hi Chaos”
- 7. The Weather Station “Mirror”
- 8. FKA Twings “Drums Of Death”
- 9. Canty “Follower”
- 10. Tunng “Laudry”
- 11. Minor Conflict “Glue”



Lascia un commento