
- Band: HONESTY
- Titolo: U R HERE
- Etichetta: Partisan Records
- Durata: LP, 10 tracce, 45 minuti circa
- Paese: UK, Leeds
- Track List:
- NO RIGHT 2 LOVE
- WWWWW?
- U&I
- MEASURE ME
- U R HERE
- TORMENTOR
- NORTH
- EMPTY
- NIGHTWORLD
- PITY
Questo LP Of The Week ospita un disco di elettronica downtempo quindi ora sai se proseguire o meno…
HONESTY è un collettivo basato a Leeds in UK ed è composto da quattro membri principali: George Mitchell, Matt Peel, Josh Lewis e Imi Holmes. Mitchell e Peel avevano collaborato nella precedente band di Mitchell, gli Eagulls. Il progetto è iniziato nel 2020 per ovviare alle frustrazioni di Matt e Josh riguardo alle restrizioni creative imposte dalle band precedenti. Sono passati da ruoli e riff definiti a ruoli fluidi e creativi già in studio.
Il progetto ha partorito un LP nel 2024 dal titolo “BOX” sempre per Partisan Records. L’obiettivo di HONESTY è costruire qualcosa di “libero” dall’ego e il più creativo possibile, usando diversi vocalist per esplorare alternativi mondi sonori. L’utilizzo di feauturing nelle voci spontaneamente mi porta ad un altro nome e importante, ovvero il progetto U.N.K.L.E. di James Lavelle.
Il disco infatti, respira l’aria del post-trip-hop ovvero la coda di fine ’90 e primi anni 00, atmosfere meno cupe e meno alienanti benché eteree e alimentate da voci liriche e lunghi pad sonori di sottofondo, Atmosfere a tratti sostenute da ritmiche elettroniche e talvolta un po “kraut” fino a batterie tipiche da scuola Lavelle.
I toni del disco non sono quasi mai esplosivi semmai la tensione generata dall’uso dei synth e dalle linee di basso creano quella pressione che trova un primo sfogo in “Tormentor” dove le aperture del ritornello abbassano i valori dei bar fino ad ora abbastanza alti.
Dopo questo brano il disco diventa un tiepido rifugio, toni caldi che poi a pensarci bene è un po la cifra del disco con l’addizione di un beat ben dosato nella sequenza delle tracce. Rispetto al precedente lavoro che ho trovato buono ma a tratti un po noioso, questo lavoro brilla un di più.
La chiusura con “Pity” è molto buona, robotica e affascinante, sembra quasi un “arrivederci e sappiate che abbiamo appena cominciato” o almeno è quello che spero.



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