
- Band: Weatherday (Sputnik)
- Titolo: Hornet Disaster
- Etichetta: Topshelf Records
- Durata: LP, 19 tracce, 76 minuti circa
- Paese: Svezia
- Track List:
- Hornet Disaster ⭐️
- Meanie
- Angel ⭐️
- Take Care of Yourself (Paper-Like Nests) ⭐️
- Hug
- Radar Ballet
- Green Tea Seaweed Sea ⭐️
- Blood Online ⭐️
- Blanket ⭐️
- Pulka ⭐️
- Heartbeats ⭐️
- Chopland Sedans ⭐️
- Cooperative Calligraphy ⭐️
- Ripped Apart By Hands
- Nostalgia Drive Avatar ⭐️
- Aldehydes
- Tiara ⭐️
- Agatha’s Goldfish (Sparkling Water) ⭐️
- Heaven Smile
Usciamo un po dal coro proponendoti questo lungo LP (76 minuti) che si incasella nel genere noise-pop-emo-pop dell’artista svedese che si fa chiamare Sputnik e che ha ideato il progetto Weatherday, oggi al secondo LP.
“Hornet Disaster” rappresenta una rinnovata tensione emotiva rispetto al precedente “Come In” del 2019, offrendo una maggiore varietà di suoni e stili musicali. L’album è composto da 19 tracce e si distingue per la sua produzione pulita nonostante la scelta Lo-Fi e dei suoni sporchi piuttosto garage della chitarra.
La rinnovata tensione emotiva a cui facevo riferimento è in particolare nelle tematiche affrontate dall’autore, se in “Come In” lo sguardo introspettivo si volgeva alle proprie vulnerabilità e al desiderio di compagnia quale superamento di uno stato di intima solitudine, in questo secondo album Sputnik si sofferma su temi sociali sempre con un sguardo interiore.
La frenesia delle attuali condizioni umane come in Hornet Disaster” e “Meanie”, legate alla ricerca di una identità di espressione che riflette sulla propria infanzia (“Pulka”) per condurre anche un giro nostalgico in “Nostalgia Drive Avatar”, con la quale attraverso la memoria esplora come questi aspetti influenzano la percezione del tempo e dell’identità personale.
Le suggestioni sonore che giungono da Mount Eerie (Phil Elverum) piuttosto che a quel pop irriverente di Marnie Stern, emergono abbinate a elementi dal passato dei Beach Boys come a riferimenti al recente passato dei The Knife.
Un disco variegato come quel gelato il cui gusto viene arricchito con frutta e salse, il disco ha un filo conduttore che risiede principalmente in un approccio DIY oltre che Lo-Fi, Weatherday mette nella ricetta del suo dessert qualcosa in più, non vuole privarsi di elementi hyper-pop come in “Chopland Sedans” e folktronica in “Green Tea Seaweed Sea“.
Le 19 tracce su 76 minuti, con una media di 4 minuti per traccia, permette un ascolto piuttosto comodo nonostante la lunghezza, inoltre la dinamica e la produzione curata dei brani, consentono anche di apprezzare la ricchezza di idee e arrangiamenti.
E se dopo aver ascoltato “Hornet Disaster” ti senti come un alveare invaso da api impazzite, non preoccuparti è solo il tuo cervello che sta cercando di tenere il passo con la frenesia sonora di Weatherday.
Un abbraccio!



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