
- Band: Arms That Fit Like Legs
- Titolo: Legwork
- Durata: 36 minuti circa
- Etichetta: Interlimb Records
- Pubblicazione: 19 Marzo 2019
- Tracklist:
- You Will Go on My First Whistle
- Will You Go to Lunch?
- At Arm’s Length
- My Mind Is Going
- For Good Measure
- Try the Window
- Immediate Riposte
- Antenna
Là fuori ci sono formazioni musicali che han bisogno di ben più attenzione di quella che la seppur attenta platea dell’indie riesce a tributarle. Quasi citando una battuta di un notissimo comico mi viene da dire: “Esistono band che non esistono”.
Tra queste ci sono sicuramente i dublinesi Arms that fit like legs che nel 2019 pubblicano il loro primo LP per la Interlimb Records icasticamente intitolato “Legwork”.
I tre (inizialmente quattro) ragazzi dublinesi formano la band nel 2008 dichiarando sin da subito il loro amore per la musica elettronica e strumentale. Dopo una piccola serie di singoli ed EP decidono di pubblicare questo esordio.
Per quanto mi riguarda è stata una sorta di amore al primo ascolto, il loro approccio al math ed il post rock è tutt’altro che pesante o cervellotico.
Rafforzato poi dal fatto che loro stessi dichiarano influenze di artisti e gruppi come Aphex Twin, BATTLES, Explosions in the Sky, Fridge, Mogwai, Múm, Radiohead, Sigur Ros e Squarepusher.
Ma veniamo al disco che è fatto di otto brani mai troppo lunghi e ben misurati: come degli ottimi ospiti sanno essere i benvenuti senza restare troppo a lungo. Si comincia con “You Will Go On My First Whistle” fatta di un’armonia di sintetizzatori ed una batteria minimale che creano un ambiente giocoso per una chitarra elettrica pulita che si scioglie in un ambient electro rock meno urgente ma più malinconico e sognante.
Il secondo brano è “Will You Go To Lunch?” la cui domanda sembra in qualche modo esser posta dal mini solo di chitarra che introduce il pezzo, mentre una seconda chitarra porta avanti un riff di reminiscenze battlesiane.
È poi il turno di “At Arm’s Length” dove l’elettronica ed i samples sembrano venire ispirate alle atmosfere tipiche dei primi dischi di autori come Mice Parade o Four Tet.
Tra le mie preferite c’è “My Mind Is Going” dove un sample noisy e una batteria elettronica ci introducono a due riff splendidi di metallofono. Un brano semplice ma efficacissimo e da insistenze di ispirazione chiaramente krauta ed un finale lungo ed elegantissimo.
In “For Good Measure” gli irlandesi ci introducono in qualche maniera ad un brano funky punteggiato da chitarre pulite che si alterna ad una parte più rilassata con tastiera e chitarra.
Con “Try The Window” una chitarra fretless la fa da protagonista accompagnata da un’acustica a creare un’atmosfera naturalmente rilassante da spiagge dorate e biancheggianti scogliere al calar del sole.
Bellissimo, a mio parere, anche “Immediate Riposte” un brano ritmato con basso in evidenza e chitarra carica di effetti ma pulita: mi piace immaginarla come una sonora descrizione di un inebriante volo al di sopra della verdeggiante Irlanda e che si conclude con un elegante atterraggio di pianoforte.
Con una certa soddisfazione la conclusiva “Antenna” sembra voler salutare noi ascoltatori. Non senza un retrogusto di malinconia, quest’ultima traccia ci dà un’ulteriore prova del loro ottimo gusto musicale con una suite di 6 minuti che, quasi, sembra durare troppo poco.
Si potrà dire che sia un disco forse povero di mezzi ma traboccante di personalità, grazie anche all’autoironia (presente anche nei video che accompagnano l’opera) che la band dimostra nel volersi mostrare come dei diportisti o degli hobbisti. In realtà i nostri sono davvero attenti a ciò che creano con amore e passione evidente e la cui modestia ne fa solo da ulteriore contorno e merito.
In fondo se sono qui a scrivere queste righe è anche e soprattutto per il gusto di scoprire bands e dischi “impossibili” proprio come questo “Legwork” degli Arms that fits like legs.
Oh, gaudio!



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