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A bocca aperta – CHROMAKOPIA: THE WORLD TOUR

A bocca aperta – CHROMAKOPIA: THE WORLD TOUR

6 Maggio 2025
stereobar

Ottobre 2024: il giorno della prevendita. Ero già incollato allo schermo, incarognito come un predatore all’agguato. Quando finalmente riesco a prenotare tre biglietti, il resto venduto in pochi minuti, ma il palazzetto della Festhalle di Francoforte non era proprio pienissimo, ma qui aprirei un buco spazio temporale riguardo i metodi da gangster dei vari Ticketmaster & co., che forse dovremmo trattare più spesso. In ogni caso parliamo di uno degli artisti più eclettici della scena contemporanea. Tyler The Creator non è solo hip-hop – è musica, punto, viene dalla cultura hip-hop, certo, ma il suo talento sfida ogni tipo di etichetta.

Lo show parte con i Paris Texas, gruppo sperimentale che mi sarebbe anche piaciuto, se solo avessi capito una singola parola. L’acustica faceva così schifo che a un certo punto pensavo stessero cantando in tedesco e in dialetto sardo, assieme. Poi arriva Lil Yachty, tutti ad urlare e io voglio essere sincero: mi è venuta l’orchite. Dal vivo la trap mi fa l’effetto di una seduta dal dentista senza anestesia.
Ma ho sempre detto di non voler mai parlare dei cantanti o gruppi che non mi piacciano, quindi passiamo subito a lui, il creatore, intendo non lui, quello sopra di noi, ma Tyler. (Perdonate la battuta ma volevo proprio scriverla).

Tyler, The Creator esce sul palco aprendo con “St. Chroma“. Si è creato il miglior jingle introduttivo per l’entrata dei suoi concerti, meglio del Po-popopo-po-poo-poo di “Seven Nation Army” cantato durante le vittorie della nazionale. Quando la marcia esce dalle casse il pubblico comincia subito a cantare Chromakoooooopia. Pelle d’oca. Orgia collettiva hip-hop. Chromakoooooopia. Chromakoooooopia. Poi esce fuori su una piattaforma rialzata, parrucca con i capelli divisi in due da Mosè stesso, maschera, uniforme militare. Marciava sul posto mentre rappava la tracklist di Chromakopia. Quando in “St. Chroma” è arrivato alla battuta “Can you feel that fire“, dietro di lui è esploso di tutto e subito dopo ci spara in faccia la fantastica e cupa “Rah Tah Tah”, poi di seguito “Noid“, “Darling, I” e l’inquietante “I Killed You” – tutte dall’ultimo lavoro di Tyler.

Il set non era un semplice concerto ma un’opera in tre atti: ogni canzone un capitolo, ogni transizione una perfetta evoluzione narrativa. È partito con una marcia militaresca, movimenti rigidi e cadenzati come un soldato, per poi sciogliersi progressivamente in una metamorfosi fisica che rifletteva l’evoluzione sonora dello show. La rigidità iniziale si è trasformata in fluidità danzante, la trasformazione è stata così completa che alla fine ha assunto un ritmo talmente rilassato che durante “Judge Judy” se n’è stato seduto con le gambe a penzoloni dal bordo della pedana, come un ragazzino su un muretto che si gode il momento.

Tyler, regista e attore protagonista, alternava momenti di furore espressivo a confessioni sussurrate, costruendo un arco drammaturgico che avrebbe fatto invidia ai migliori teatri di Broadway.

Coup de théâtre: una passerella scende dal soffitto e Tyler ci si lancia sopra attraversando l’arena sospeso sopra un mare di braccia e telefoni. Eccoci quindi arrivare alla sequenza centrale dell’album con l’esplosiva “Sticky” e per completare la metamorfosi “Take Your Mask Off“. Il viaggio sulla passerella lo ha infine condotto su un secondo palco, un’isola scenografica allestita come il salotto intimo di una casa qualunque, circondata da schermi con proiezioni che sembravano la facciata di una casa. Gli schermi ad un certo punto si sono ritirati verso l’alto come sipari e Tyler, come una farfalla che esce dal bozzolo, si è liberato del costume di Chromakopia.

Lì, nel suo angolo domestico improvvisato, Tyler si è trasformato in un DJ nostalgico. Ha iniziato a frugare in una cassa di vinili – alcuni suoi, altri di pilastri che hanno scolpito il suo suono. Li ha estratti e scelti uno per uno creando un viaggio temporale attraverso non solo le ere della sua evoluzione artistica, ma anche attraverso il DNA musicale che lo ha plasmato.

Non era tanto un’esibizione quanto una lezione di storia musicale, Tyler che apriva l’album di famiglia sonora davanti a migliaia di persone. Scivolava dentro e fuori dai suoi versi con la nonchalance di chi sta facendo zapping tra i ricordi, fermandosi occasionalmente per omaggiare qualche passaggio cruciale dei suoi idoli, tracciando invisibili linee di connessione tra il loro lavoro e il suo. In quel momento, Tyler non era più sul palco: era seduto nel salotto di casa mia, mostrandomi non solo cosa aveva creato, ma anche da dove veniva e perché la sua musica suona come suona.

Io ero lì con le mie due figlie. Festa collettiva. Esplosione di colori, Chromakopia appunto. Lui semplicemente fenomeno. Sa rappare, ha il flow, ha la voce e il carisma per stare sempre solo sul palco. Io non ho cantato una singola canzone, l’ho solo osservato a bocca aperta.

Ora forse esagererò, ma proverò a raccontarvi la mia sensazione. Ho 51 anni, ho partecipato a decine di concerti, ma questa sera ho proprio avvertito, quasi in maniera palpabile, la necessità di aggregazione dei giovani. Il modo in cui cantavano le canzoni era diverso da come lo facevo io, si sentiva proprio lo sciame, il bisogno di voler stare assieme, di volersi sentire parte di qualcosa che va al di fuori degli schemi tradizionali di “pubblico”.

E quando tutto finisce, le luci si spengono e Tyler saluta con un ultimo inchino, rimango lì immobile, investito da un’onda di emozioni contrastanti. Nostalgia per i concerti della mia gioventù, quasi commozione nel vedere le mie figlie così rapite dall’esperienza, e una strana gratitudine verso questo artista che ha saputo creare un ponte tra generazioni diverse.

Tornando a casa, tra i cori improvvisati in macchina e le discussioni su quale canzone fosse stata la migliore, mi rendo conto che Tyler The Creator non è solo un musicista geniale, ma un catalizzatore culturale che ha dato voce a una generazione che cerca disperatamente connessioni autentiche in un mondo sempre più frammentato e digitale. E forse, in fondo, nella più banale delle frasi fatte, è proprio questo il potere della musica: unire, abbattere barriere, e farci sentire parte di qualcosa di più grande, anche solo per una notte, per me sicuramente una delle più magiche, con ancora in testa quel mantra che canta: Chromakoooooopia.

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2025, Francoforte, Live, Tyler The Creator

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