
- Band: Holy Scum
- Titolo: All We Have Is Never
- Etichetta: Rocket Recordings
- Durata: LP, 11 tracce, 42 minuti circa
- Paese: UK + USA
- Genere: Noise-Rock
- Track List:
- Waves of Laughter ⭐️
- These Hills ⭐️
- Thieves ⭐️
- Trying In Hell
- Liar ⭐️
- I Am The Land. ⭐️
- Witches ⭐️
- Just Tell Me How It Ends
- Twos And Threes
- Faces ⭐️
- Like December ⭐️
Gli Holy Scum sono una di quelle band che sembrano nate per sfidare ogni definizione, un collettivo formato da membri di realtà di culto come Gnod, Dälek, Action Beat e, da quest’anno, anche Ghold, che con il nuovo album “All We Have Is Never” (Rocket Recordings, 2025) raggiungono una nuova maturità artistica senza perdere un grammo della loro attitudine abrasiva e noise.
La storia degli Holy Scum è quella di una collaborazione transatlantica iniziata nel 2020 tra Manchester e New York, con il produttore e vocalist Mike Mare (Dälek) a guidare la carica insieme a Chris Haslam e Jon Perry dei Gnod e Peter Taylor degli Action Beat; nel 2025 si aggiunge Al Wilson (Ghold), portando la band a un inedito assetto a cinque che si riflette in un suono ancora più compatto e viscerale.
Questo secondo LP sembra il lavoro più diretto e coeso della band: fondendo noise, punk e psichedelia in brani che alternano urgenza e astrazione (“Liar“), con riferimenti che vanno da Fugazi e The Ex a Killing Joke e Voivod. L’isolamento creativo a Black Bay Studios, nelle Ebridi Esterne, dove la band si è ritirata per registrare ha prodotto una scrittura più corale rispetto al debutto “Strange Desires” del 2022, che era più frammentario e dominato da atmosfere cupe e improvvisazioni noise.
“All We Have Is Never” si distingue per una maggiore sintesi: i brani sono più brevi e incisivi, la sezione ritmica di Perry e Haslam è una morsa che tiene tutto insieme, mentre la doppia chitarra (Taylor e Wilson) permette sia esplosioni caotiche sia momenti di sorprendente melodia, il tutto attraversato dalla voce di Mare, che qui si fa ancora più personale e riflessiva, ispirata da esperienze di vita e dal paesaggio selvaggio dell’isola.
Il brano “Witches” nasce da un gioco di parole sull’infanzia di Haslam che pensava che “sandwich” fosse in realtà una “sand witch”. Questo disco è “la voce” nella tensione tra caos e controllo, tra isolamento e collettività, un disco che non fa sconti ma come spesso accade con i lavori più sinceri, non cerca di piacere a tutti ma di essere profondamente sé stesso, lasciando che siano le sue crepe, le sue ombre e la sua urgenza a parlare.



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