
- Band: To Rococo Rot
- Titolo: The Amateur View
- Anno: 26 Aprile 1999
- Etichetta: City Slang
- Genere: Indietronica, Post-Rock
- Paese: Germania
- Track list:
- I Am in the World With You
- Telema
- Prado ⭐️
- A Little Asphalt Here and There
- This Sandy Piece
- Tomorrow ⭐️
- Greenwich
- Cars ⭐️
- She Loves Animals ⭐️
- Die Dinge des Lebens
- Das Blau und der Morgen
Il 26 aprile del 1999 il trio tedesco che si fa chiamare To Rococo Rot pubblica il suo terzo album dal titolo “The Amateur View”. Nonostante il suo quarto di secolo è proprio il disco di cui vi voglio parlare oggi. Un disco che non appare datato in nessuna maniera, elegante, con atmosfere rilassate e che, molto importante per chi vi scrive, offre una produzione musicale e creativa tra le migliori per quanto riguarda l’amalgama tra strumenti elettronici ed analogici.
Ma partiamo dall’inizio: la band è un trio berlinese formato dai fratelli Robert Lippok (chitarra e tastiere) e Ronald Lippok (batterie ed effetti sonori) e dal bassista Stefan Schneider. Anche se, in realtà, sarebbe giusto usare l’imperfetto visto che il gruppo ha annunciato lo scioglimento all’inizio del 2015.
A cavallo tra i due secoli ero (ma lo sono ancora) un grande amante dell’elettronica che sapesse creare atmosfere confidenziali ed emotivamente stimolanti, come in una sorta di contrasto con quello che usualmente si pensa della musica fatta con i loop, i tasti ed i cross faders.
Questo “The Amateur View” fu l’album con cui conobbi la band che spazia tra il post rock ed i loop di strumentazione sia analogica che digitale di tradizione tedesca (krauta per esser più chiari).
Anche l’algida ed elegante copertina sa essere esplicita nel certificare ciò che in essa è contenuto: uno sfondo bianco che contiene una pianta da appartamento con i fiori a fuoco mentre la sua base è volutamente fuori fuoco come in una sorta di offerta all’ascoltatore.
Tra i brani più interessanti mi piace segnalare “She loves animal” in cui i suoni ed i loop sono cesellati alla perfezione e rimandano ad atmosfere da film di fantascienza anni settanta.
Gli strumenti a corda classici introducono (seppure in loop) “Cars” per poi amalgamarsi con glitch e suoni di ben più recente fattura.
Tra i più ascoltati c’è “Die Dinge Des lebens” nel quale mi piace immaginare il trio perdersi tra i loro suoni ed effetti per un brano in cui l’attesa e l’assenza prendono il sopravvento senza però, mai annoiare. Nota a parte sul titolo della canzone che tradotto significa “Le cose della vita”.
Se cercate un disco per ballare e celebrare la vita forse non è questo il disco giusto. Se invece volete concentrarvi e lasciar la mente viaggiare ed avere come compagno un disco senza tempo non lasciate indietro questo disco.



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