Una marea non una playlist! 😂 Quella di oggi è una selezione che sembra uscita direttamente da una notte insonne tra i corridoi di BBC Radio 6. Si parte con Nation of Language e il loro synth-pop malinconico: “I’m Not Ready for the Change” è un inno per chi si ostina a ballare anche quando il futuro è incerto, con echi dei New Order e una spruzzata di The Killers più introspettivi. AFAR con “Born and Die” ci trasporta invece su territori più dream-pop, tra riverberi e atmosfere sospese, mentre Nostalgae e RUMTUM in “Nebula Over Temecula” ci fanno viaggiare tra chillwave e psichedelia elettronica, come se Toro y Moi incontrasse i Boards of Canada in una jam session sotto le stelle californiane.
N8NOFACE e Chico Mann con “Everything We Thought We Knew” sono un tuffo nel synth-punk contaminato da ritmi latini, una formula che ricorda i Suicide aggiornati per la generazione TikTok. Cass McCombs, con la sua “Peace”, rimane fedele a un folk-rock raffinato, degno erede di Elliott Smith e Kurt Vile, mentre nimino e Maverick Sabre in “Beside Of Me” mescolano elettronica liquida e soul moderno, perfetti per chi cerca la delicatezza di James Blake con una marcia in più.
The Mary Column e Just Mustard portano invece chitarre e distorsioni: “Swimming” galleggia tra shoegaze e post-punk, mentre “POLLYANNA” dei Just Mustard è una scarica di noise rock che non sfigurerebbe in una serata con i My Bloody Valentine. Shapednoise, Loraine James e Moor Mother con “I Saw The Light” sono puro avanguardismo elettronico, industrial, spoken word e glitch, un po’ come se Aphex Twin e Moor Mother si fossero dati appuntamento in un bunker sotterraneo. Poor Creature, Data Animal (con il remix di A Place To Bury Strangers) e His Lordship ci ricordano che il rock più sporco e abrasivo non è mai passato di moda, tra garage, post-punk e reminiscenze psych. Baxter Dury e JGrrey in “Return Of The Sharp Heads” ci regalano invece spoken word su groove urbani, con quell’ironia tipica alla Baxter Dury, figlio d’arte e outsider per vocazione.
Goddess e Shadow Stevie virano su territori nu-disco, mentre 9Million e Pale Blue Eyes (remixati da Richard Norris) esplorano l’electro-pop più raffinato, tra synth vintage e melodie che restano in testa. Cory Hanson con “Lou Reed” omaggia il maestro del rock alternativo, e la curiosità è che il brano sembra un ponte ideale tra i Velvet Underground e la scena indie californiana contemporanea. Ami Taf Ra e Kamasi Washington portano jazz e spoken word su un altro livello: “How I Became a Madman” è uno spiritual tra sax e poesia, impossibile non pensare a Gil Scott-Heron e Sun Ra. múm, Nerves e Tyler Bradley Walker si muovono tra elettronica minimale, indie folk e noise rock, mentre TEKE::TEKE con “Doppelganger” ci catapultano in un universo dove il surf rock giapponese incontra la chanson francese, una combo che solo loro potevano immaginare.
Jane’s Party, Mystery Tiime e Sorcha Richardson rappresentano la quota indie-pop, Automatic e pôt-pot quella più sperimentale tra krautrock e lo-fi, mentre The Diasonics e Kokoroko ci trascinano in un groove funk e afrobeat, perfetti per chi non riesce a stare fermo nemmeno per un secondo.
Unknown Mortal Orchestra con “ONE HUNDRED BATS” confermano la loro attitudine psych-soul, e Four Tet con “Into Dust (Still Falling)” è la solita garanzia di elettronica raffinata, questa volta con un tocco ambient che fa venire voglia di perdersi nei propri pensieri. CMAT, Chartreuse, Sister. e Kerala Dust aggiungono sfumature tra alt-pop, soul e elettronica downtempo, mentre Magic Shoppe e Ellroy ci ricordano che il rock psichedelico e il post-punk non sono mai stati così vivi.
Chiudono la playlist nomi noti e meno noti che meritano una menzione: Young Fathers con il loro mix di hip-hop e soul sperimentale, bar italia che continua a ridefinire il post-punk londinese, e The Cure con un remix di Mark Saunders che riporta “A Fragile Thing” ai fasti dei remix anni ’90, quando il confine tra alternative e dance era sottile come un vinile consumato. In sintesi, questa Weekly Round Up è un viaggio tra generi e stili, un caleidoscopio che va dal jazz cosmico al noise rock, dall’elettronica avanguardista al pop più raffinato, senza mai perdere il filo rosso della curiosità e della voglia di scoprire cosa c’è oltre il prossimo riff, il prossimo beat, la prossima strofa.
FREE GAZA!
Come sempre, ecco il link per la playlist su YouTube gestita da Stereobar 👇🏼👇🏼👇🏼






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