La città di Bologna mi accoglie con la sua afa tipica di questo periodo dell’anno: fortunatamente le ore serali segnano un notevole miglioramento delle temperature e dell’umidità (che, si sa, è quella che ti frega).
Sia quel che sia, affronto con soddisfazione le asperità occasionali poiché sono all’ombra delle due torri per vedere una delle band più sulla rampa di lancio della scena musicale indie del momento: gli indo-australiani Glass Beams. Nella fattispecie sono un trio rock classico: chitarra, basso e batteria con l’aiuto di sintetizzatori analogici che danno un’impronta ancor più psichedelica ed elettronica alla loro esibizione. La loro proposta musicale è principalmente quella di musica strumentale che spazia dalla psichedelia indiana, un pizzico di surf rock (anche se ripensato completamente), fino a dei groove decisamente ballabili e moderni.
Ma veniamo alla serata: entro con un po’ di anticipo nella speranza di beccarmi una buona posizione. La cosa mi riesce facilmente in quanto le persone presenti la mio arrivo neanche riempono la transenna. Poi sarà strapieno ma questa mia abitudine di entrar presto è solo dettata dalla mia ansia da voler godere l’esperienza del concerto nel modo più immersivo possibile.
Accanto a me c’è una giapponesina (scusatemi il vezzeggiativo) con tintura bionda che passa il tempo a consultare il suo cellulare e fare delle sorte di selfie senza ego in cui mette un piccolo orsacchiotto in primissimo piano a segnalare ai suoi followers su Instagram: “Guardate dove sono!”.
E ha buone ragioni per esserne soddisfatta.
I momenti prima dell’esibizione principale sono accompagnati da un dj selecter dagli ottimi gusti. La qual cosa ci permette di accennare qualche passo di ballo mentre l’enorme ed accogliente venue del binario centrale si riempe di gente.
Ma veniamo al concerto:
Il trio, come di prammatica, adornato di maschere intarsiate di gioielli entra in scena non appena il roadie finisce di fare gli ultimi controlli sulla strumentazione presente nel palco. Ed ecco che gli oscilloscopi ed i campionatori analogici entrano in gioco.
Ma per poco, in realtà lo spettacolo lo danno i tre musicisti sul palco con una performance cesellata alla perfezione. Fors’anche al limite di una resa che può risultare un po’ fredda. Fortunatamente alla fine di ogni brano il pubblico risponde con estremo calore ed entusiasmo. Ci colgono anche di sorpresa con uno stop and go nella cui pausa si comincia ad applaudire ma il brano riprende e ci coglie in contropiede… Ma ci sta. Allora li immagino accennare un sorriso sotto le loro maschere dalle finiture d’argento ed auree.
Comunque la musica dei Glass Beams sembra voler portare un tipo di psichedelia che coinvolge molto la mente, ma ancor più il corpo: si balla e si balla anche molto. La band cerca parecchio il funk e ci sono momenti in cui mi sembra di ascoltare una sorta di big beat etnico (passatemi il seppur brutto termine!). Certe volte più che una sorta di Khruangbin più “storti” mi son sembrati dei Chemical Brothers più speziati.
Ecco, mentre ballavo l’ho pensato molto ed ero davvero in dubbio se scriverlo nero su bianco. Alla fine l’ho fatto, perdonatemi!
Unica nota parzialmente negativa è la brevità del concerto, certo è che non si può chiedere di più ad una band che al momento ha all’attivo solo due EP. Poi, come recita una delle più importanti e sacerrime leggi dello spettacolo: “meglio lasciarli desiderare che mandarli via annoiati”.
Alla fine del concerto sia il pubblico che il trio sul palco sembrano davvero sudati e soddisfatti: noi sotto il palco applaudiremo molto a lungo nella speranza di vederli tornare ad esibirsi e loro stessi sono sembrati addirittura increduli dall’accoglienza bolognese (ci faranno l’abitudine, credetemi!).
Ci possiamo solo attendere cose ottime nel prossimo futuro da band come questa. Con un po’ più di chilometri nelle scarpe ed un po’ più di esperienza non potranno che far bene ai Glass Beams che ha trovato una sua ricetta musicale davvero coinvolgente e, a suo modo, unica.
Ma, per chi ha avuto la pazienza di arrivare sin qui, voglio lasciarvi una prova tangibile delle mie parole al link qui sotto. La performance è per la radio australiana ma di circa tre anni fa… Divertitevi!



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