
- Band: BIG SPECIAL
- Titolo: NATIONAL AVERAGE.
- Etichetta: So Recordings
- Durata: LP, 13 tracce, 46 minuti circa
- Paese: UK
- Genere: Post Post Punk
- Track List:
- THE MESS.
- GOD SAVE THE PONY. ⭐️
- HUG A BASTARD.
- SHOP MUSIC. ⭐️
- PIGS PUDDIN. ⭐️
- PROFESSIONALS. ⭐️
- GET BACK SAFE. ⭐️
- YESBOSS.
- DOMESTIC BLISS.
- JUDAS SONG. ⭐️
- THE BEAST. ⭐️
- I ONCE HAD A KESTREL.
- THIN HORSES. ⭐️
C’è un’aria abbastanza densa, quasi elettrica, che si respira ascoltando “NATIONAL AVERAGE.” dei BIG SPECIAL, il duo del Black Country che nel 2025 torna a sorprendere tutti con un disco che sembra uscito da una fabbrica di emozioni grezze e parole pesanti come mattoni. Joe Hicklin e Callum Moloney, amici d’infanzia cresciuti tra le nebbie e le ciminiere di Birmingham, hanno fatto della loro musica un manifesto di rabbia, ironia e poesia urbana. Partiti nel 2020, hanno affinato la loro miscela di post-punk, spoken word e soul, passando per EP come “DOOM SONG” e “BLACK COUNTRY GOTHIC”, fino al debutto “POSTINDUSTRIAL HOMETOWN BLUES” che li ha spediti dritti nella Top 40 UK e nei cuori di chi cerca verità scomode tra le note.
“NATIONAL AVERAGE.” è un disco che non si accontenta di ripetere la formula vincente del passato: qui il post-punk si tinge di funk, le atmosfere si fanno più groovy e le parole di Hicklin, tra urla e recitativi, scavano ancora più a fondo nelle contraddizioni della provincia inglese. La traccia d’apertura, “THE MESS”, è già una dichiarazione di intenti: synth densi, spoken word teatrale, un senso di minaccia giocosa che si scioglie in un groove travolgente. Il singolo “GOD SAVE THE PONY.”, con il suo sarcasmo e la sua batteria nervosa, diventa subito un inno da urlare nei pub, mentre “SHOP MUSIC” sferza l’industria musicale con una battuta amara: “Exposure doesn’t pay and you can’t eat art”.
“NATIONAL AVERAGE.” è più denso, più grottesco, più vero del suo predecessore. C’è chi parla di “punk con poesia”, chi sottolinea la capacità di BIG SPECIAL di essere tragici e divertenti allo stesso tempo, di raccontare la depressione e la voglia di ballare con la stessa urgenza. Se il primo disco era una corsa a perdifiato tra rabbia e malinconia, qui si sente la maturità di chi ha fatto i conti con un pizzico di successo e con il vuoto che può lasciare. Il suono si arricchisce di elettronica, i testi diventano ancora più taglienti e autoironici, la produzione è più coraggiosa.
Il disco è stato lanciato a sorpresa, con proiezioni dell’artwork sui monumenti di Londra, dal Tate Modern al London Bridge, a sottolineare la vocazione urbana e dissacrante del progetto. La copertina, che campeggia anche sulle vetrine dei negozi di dischi, riflette l’estetica cruda e diretta della band: colori saturi, un collage che sembra uscito da una rivisitazione pop-art di Andy Wahrol.
Sul finale, la voce ospite di Rachel Goswell regala una chiusura struggente, degna dei migliori Nick Cave, e ci ricorda che anche nel grigiore della provincia c’è sempre spazio per un po’ di poesia e una risata amara. “NATIONAL AVERAGE.” è un disco che emerge tra le pieghe di una nazione che si specchia nei suoi figli più rumorosi e sinceri.



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