
- Band: Goddess
- Titolo: Goddess
- Anno: 30 Maggio 2025
- Etichetta: Bella Union
- Genere: Indie Rock, Art Pop
- Paese: UK
- Track list:
- Little Dark
- Shadows 🍒
- Animal 🍒
- Fuckboy
- Golden
- Bad Child
- Darling Boulevard
- Diamond Dust
- Bounce 🍒
- 22nd Century
L’attesa per Goddess, il progetto solista eponimo di Fay Milton, batterista e forza motrice dietro il muro sonoro delle acclamate Savages, è stata per me spasmodica sin dall’annuncio. Dopo anni trascorsi a scandire ritmi impetuosi e a dettare il pulsare di uno dei gruppi post-punk più influenti dell’ultimo decennio, Milton si avventura in un territorio sonoro che, pur mantenendo eco della sua storia, si rivela sorprendente e profondamente personale. C’è anche da aggiungere, per averne un quadro completo, che la percussionista e batterista si è impegnata anche nel fondare veri propri movimenti politici ecologisti come No Music On A Dead Planet che vede musicisti ed attivisti impegnarsi in ambito ecologista con posizioni molto vicine a quelle di Extinction Rebellion.
L’attenzione alla collettività appare evidente sia nelle tracce che nell’ideazione stessa del progetto Goddess: l’idea è quella di dare visibilità ad artiste di estremo valore.
Alla produzione ed alla batteria la Stessa Fay Milton, accompagnata al basso da Ayse Hassan (sua compagna di sezione ritmica nelle stesse Savages).
I brani sono scritti ed interpretati quindi da grandi ospiti nell’idea di sviluppare un disco collettivo fondato sulle idee di sorellanza, reciprocità ed esplorazione della creatività femminile.
Musicalmente l’album è estremamente vario in quanto Milton stessa lascia estrema libertà creativa alle ospiti, l’introduttiva “Little Dark” è infatti un brano lento, cupo ed ipnotico cantato e composto dalla cantante e bassista delle Noisettes Shingai (il cui nome significa coraggio in linguaggio Shona). Il secondo duetto è una ballata inquieta scritta da Ex:Re ovvero Elena Tonra dei Daughter.
Delilah Holliday (Skinny girl Diet) canta e compone il primo singolo dal titolo Animal un mid tempo ritmato dai beat di Fay Milton ed alcuni riff elettronici tra cui quello particolarmente azzeccato di un pianoforte classico. Entriamo in ambito quasi industrial con “FuckBoy” di Salvia. Golden di Shadow Stevie è invece la più classica delle ballate elettroacustiche (di quelle che non avrebbero potuto esser pensate senza “All is full of love” di Björk, per intenderci) con uno splendido crescendo emotivo. Più classicamente rock invece, suona Bad Child di Isabel Muñoz-Newsome (Pumarosa).
Inserti di elettronica, un basso possente ed atmosfere di chanson francese ci inebriano in “Darling Boulevard” di Bess Atwell.
A dimostrazione di come il disco non annoia si arriva agevolmente al brano più elettronico, sperimentale e da dancefloor (e controintuitivamente forse anche quello che ci saremmo più facilmente aspettati da un disco come questo) ovvero “Bounce” con la bristoliana Grove. Chiude il disco la cover di un brano cantato da Billie Holiday ovvero “22nd century”.
Una citazione va fatta alla copertina che è la riproduzione di un dipinto ad olio di Angela Santana intitolato “The Achievement” (2015). Fay Milton ha scelto l’opera di Santana perché il suo stile fonde il bello con il grottesco, il naturale con l’innaturale e che riflette perfettamente i temi del disco. L’uso dell’olio, secondo Milton, rappresenta anche una risposta alla natura effimera delle immagini digitali.
In conclusione, la coerenza del disco non deriva quindi dall’adesione a un solo genere, ma dalla forza dei temi: la libertà, la femminilità, il desiderio, la vulnerabilità, la rabbia e la speranza. Un mood che si mantiene vieppiù coeso soprattutto grazie alla varietà delle voci e delle atmosfere.
Goddess by Goddess


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