E mentre il buon Gino Castaldo si dimena nel dirci quanto la musica oggi in realtà scimmiotti quella del passato, noi ci preoccupiamo di ascoltarla la musica di oggi…
Parto dalla cima: Anarki-Sins – “Death to the IDF”… ovviamente abbiamo messo questo pezzo per pura provocazione, non è un brano da ricordare ma oggi come oggi meglio di si…
Miynt invece, nel suo “Stranglers”, ci riporta in un trip psichedelico che sembra una macchina del tempo tarocca: lo-fi indie rock che fa a pezzi ogni formula pop radiofonica. Voce californiana, anima svedese, recensioni che oscillano tra “ipnotica” e “impossibile da classificare”.
PROJECTOR – “It Surely Has Been Hell”: qui l’alternative esplode, frullando post-punk, grunge e industrial, per un risultato che, secondo critici e addetti ai lavori, è una delle poche cose fresche nella scena UK… Sarà così?
Tummyache – “Fake New”: altro giro, altra confessione sonora, tra D.I.Y. e introspezione ruvida, un approccio che i fan di Soren Bryce lodano come “terapia collettiva”.
Wet Man – “What’s the Influence?”: suono da Sheffield, elettronica intrisa di punk e disco, irreperibili nelle classifiche e per questo doppiamente cult (😉).
They Are Gutting a Body of Water – “Trainers”: shoegaze aggiornato, bagnato di riverberi, chitarre fantasma e voce che vive nei dettagli. Recensione tipo: “enigmatico ed emozionale”.
Mark Van Hoen – “Only Me”: tre decenni di elettronica avventurosa, collaborazioni con Seefeel e Slowdive, e una reputazione da pioniere “oceano di droni e synth”, dicono Pitchfork e compagnia bella.
Mettile in loop, dico davvero. E se alla Venticinquesima Ora ti trovi a pensare che il pop mainstream non ti sorprende più, congratulazioni: sei dei nostri !!!






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