
- Artista: Madelin Kenney
- Titolo: Kiss From the Balcony
- Etichetta: Carpark
- Durata: LP, 9 tracce, 35 minuti circa
- Paese: USA
- Genere: Art Pop
- Track List:
- Scoop
- I Never ⭐️
- Breakdown ⭐️
- Slap ⭐️
- Cue
- Semitones ⭐️
- Paycheck ⭐️
- They Go Wild ⭐️
- All I Need
Ti racconto “Kiss From The Balcony” da una stanza alla luce tenue di una lampada da tavolo, tra dischi sparsi e un lieve odore di popcorn.
Le cronache raccontano di un disco che nasce in uno di quei rari momenti in cui le traiettorie artistiche si incrociano, scintille che prendono fuoco e creano qualcosa di poetico. Madeline Kenney, musicista, pasticcera, artista – e “sucker” come ama scherzosamente definirsi come nel brano del 2020 – da Oakland, California, incarna quel tipo di musicista che sfugge un po alle etichette, portando in sé la curiosità per le cose minute e la voglia di fare le cose a modo proprio.
Dopo il tour di “A New Reality Mind” (nel 2023), durante il quale il legame con Ben Sloan e Stephen Patota diventò quasi simbiotico, scattò la voglia di cambiare rotta: “Kiss From The Balcony” nasce proprio così, e suona esattamente come accade quando tre sguardi affamati di suoni e sorprese si confrontano senza paure.
Lo senti nelle prime tracce, ambientazioni art-pop che si colorano spesso di venature trip-hop – basti ascoltare “Semitones”, una camminata su battiti dilatati, synth notturni e una voce che avvolge come velluto. Il timbro di Madeline è caldo, quasi un abbraccio in una sera estiva, capace di attraversare registri malinconici e slanci di leggerezza.
Ogni brano sembra costruito come una mappa da esplorare, le stratificazioni sonore si rincorrono ma trovano sempre equilibrio, tra echi di Tori Amos e frammenti visionari alla Kate Bush.
Le recensioni internazionali abbracciano con buon entusiasmo questo cambiamento. la stampa parla di un lavoro coeso ma cangiante, in cui la ricchezza delle trame sonore si sposa a una narrativa lirica mai banale, capace di tratteggiare micro-mondi emotivi in pochi versi.
Tra le curiosità, c’è la gestazione atipica delle tracce, molte sono nate come sketch su computer diversi, limate, stravolte, riassemblate a distanza fino a trovare la loro forma nella rapidità fulminea di due settimane di session in studio a Oakland.
In “Kiss From The Balcony” c’è la memoria delle cose fatte col cuore, con lentezza, con il desiderio di lasciar vivere la musica al di là dei trend.



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