
- Band: Loma
- Titolo: How Will I Live Without a Boy?
- Anno: 28 Giugno 2024
- Etichetta: Sub Pop Records
- Durata: 45 minuti circa – 11 brani
- Genere: Indie Rock, Art Rock, Slowcore
- Paese: USA, Texas
Anche se non sembra Loma è un progetto secondario. È un trio formato da Emily Cross, Jonathan Meiburg e Dan Duszynski. I tre sono membri fondanti dei progetti musicali a nome Cross Records e Shearwater. Ma, come non di rado succede, c’è una sorta di malìa che pervade questo progetto: la somma delle artisticità e dei talenti presenti sembrano moltiplicarsi invece che, come sarebbe lecito aspettarsi, esserne più semplicemente la somma.
“How Will I Live Without a Body?” è il terzo capitolo dell’incontro tra questi eccezionali talenti. I loro due dischi precedenti sono stati davvero straordinari (entrambe tra i miei preferiti di tutto il nuovo millennio), quindi le attese erano già ben oltre sopra il tetto dell’hype normalmente e socialmente accettabile.
Come avrete facilmente intuito l’opera del trio non ha deluso le mie seppur enormi aspettative.
La ricetta è quella dei due album precedenti ed è cesellata con passione ed urgenza artistica, di quelle che possono e sanno trafiggermi. Se volete un paragone è un po’ come la luce del sole che sa e può diventare giorno sin dai primi accenni dell’aurora. Melodie accennate in armonie raffinate, misura nel saper gestire sia il suono che il silenzio, un po’ di elettronica ad impreziosire “sporcando” la registrazione altrimenti eseguita da strumenti “reali”. Chitarre e fiati suonati senza troppe distorsioni o effetti in modo da poter apprezzare nel miglior modo possibile l’intimo gesto artistico musicale.
Così, seppur lontani nel tempo e nello spazio, voglio e posso sentirli vicini al mio senescente cuore.
I testi disegnano una grande umanità, un bisogno di allacciare connessioni, di comprendere e di amare la complessità di ciò che abbiamo intorno e di ciò possiamo essere.
Come dicevo è un disco fatto per accogliere e che sa abbracciarvi, quindi avvicinatevi senza timore. Ma, nel caso in cui foste ancora titubanti oltre ai singoli che hanno preannunciato l’uscita (“Pink Sky” e “How It Starts”) sicuramente sono da segnalare “Arrhythmia” e ”Affinity”.
Il disco è concluso da “Turnaround” con la semplice voce di Emily Cross, una chitarra e pochissimo altro. Sullo sfondo la risacca del mare. In questo conclusivo brano ci canta dell’alba e ci intima a non girarci. La mia mente, al fine di elaborare il temuto ma inevitabile distacco, si lascia inebriare dall’idea che questo ultimo brano possa essere in qualche maniera un’interpretazione in chiave esistenzialista del mito di Orfeo ed Euridice.
Alla mia oramai veneranda età di ascoltatore musicale è rarissimo e forse potrebbe essere anche un po’ sbagliato avere delle band (o artisti) che sappiano toccare le corde più profonde del tuo essere: come se ti conoscessero bene, come se le loro domande, le loro angosce ed aspettative più intime fossero anche le tue.
Ma l’arte è soprattutto ed anche questo: l’aiuto degli altri.
Altri che sanno esprimerle meglio di quanto tu stesso abbia saputo semplicemente elaborarle.
I Loma fanno questo per me.



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