
- Band: Rún
- Titolo: Rún
- Etichetta: Rocket Recordings
- Durata: LP, 7 tracce, 44 minuti circa
- Paese: Irlanda
- Genere: Indie Experimental Folk-Rock
Tracklist
- Paidir Poball (Pupil) ⭐️
- Your Death My Body ⭐️
- Gutter Snipe
- Terror Moon ⭐️
- Such Is The Kingdom
- Strike It ⭐️
- Caoineadh ⭐️
Segreto, mistero o amore, o forse una sfuggente combinazione di questi tre questo il significato della parola Rún in irlandese…
Mi conosco, le atmosfere scure e tormentate sono tra le mie preferite e appena ho ascoltato questo LP non sono riuscito più ad uscirne sano… Per affrontarli, devi tuffarti senza riserve, cercare le vibrazioni nella profondità della psiche e proprio qui entrano in scena i Rún. Trio che emerge come una forza alchemica, il loro album di debutto non è solo un suono, ma un rituale, una catarsi.
Più che amplificatori al massimo, la loro potenza risiede nell’intensità emozionale e nelle atmosfere dense che ti avvolgono e ti trascinano in territori ignoti, spirituali e terreni allo stesso tempo.
Tara Baoth Mooney, voce che oscilla tra il folk e la sperimentazione sonora, con un passato che va dal coro alle collaborazioni con Jim Henson; Diarmuid MacDiarmada, che porta con sé una storia di oltre trent’anni nell’avanguardia, collaborando con Nurse With Wound e intrecciandosi con la scena folk dei Lankum; e Rian Trench, batterista e sperimentatore del suono, capace di muoversi dal psy-IDM orchestrale e proprietario dello studio in cui è nato questo progetto. Questi mondi si scontrano e si fondono, spesso guidati da sogni e sincronicità che si traducono in suoni imprevedibili.
L’album mescola influenze varie come Basinski, Pauline Oliveros, Coil e The Necks, scuotendo insieme acid-folk, jazz cosmico, stoner metal e avanguardia — un miscuglio che sembra impossibile ma che invece produce qualcosa di destabilizzante. L’improvvisazione non è un semplice strumento, ma la chiave per aprire porte tra mondi, facendo emergere spiriti, energia e ombre. La band lavora per creare atmosfere profonde dove il materiale psy e sonoro si amalgama. (“Your Death My Body“).
Tra questi territori “Terror Moon” è un urlo crudo, un tappeto ritmico che pulsa affiancato da invocazioni e sussulti vocali taglienti di Tara, e un caos intensissimo di rumori stratificati che trasmette uno sguardo impietoso su eventi politici e umani dolorosi. C’è una dura riflessione sull’ingiustizia e la disumanizzazione, sia nelle immagini evocative sia nella musica stessa. Questo si riflette anche nelle altre tracce, che passano da massicce ad atmosfere spettrali ma alla fine, la discesa nelle tenebre conduce a un momento di resurrezione spirituale, un finale rivelatore e quasi mistico in “Caoineadh“.
I Rún sfidano un modo di fare musica che sia solo intrattenimento, brani lunghi o brevi e massivi, il rito creativo è sacro esce dall quotidiano per aprirsi al “mistero” e aciò che spaventa. I Rún ti invitano a guardare dentro quel vuoto, a riconoscerlo e a percorrerlo, perché solo così si può iniziare a riempirlo davvero.
Nel caos materialista di oggi, dove il brano deve colpire in pochi secondi, la loro proposta è artistica, una presenza che non si accontenta di suoni, ma vuole condividere verità profonde e scomode, con la forza di chi non teme di affrontare l’ignoto.
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