“Cupe Vampe” scrivevano i C.S.I. nel 1996 facendo riferimento alla guerra in Jugoslavia e alla distruzione della biblioteca nazionale di Sarajevo… Oggi, in questi giorni, una flotta di navi civili e di soccorso stanno affrontando il Mar Mediterraneo, che ti ricordo è il più grande cimitero di questi anni, alla volta di Gaza, affrontando uno dei governi più feroci del pianeta… Il nostro animo è stretto tra ansia, ammirazione, preoccupazione e tante altre emozioni.
Noi possiamo sostenere questa missione e incrociando le dita nella speranza che non accada nulla di drammatico, ti chiediamo di sostenere questa iniziativa di umana empatia e civile resistenza. Noi lo facciamo anche con la musica perché è di questo che ci occupiamo in questo cyber-spazio.
Ci siamo “limitati” a “solo” 3 ore e dieci minuti circa e grazie a questi artisti ci sembra anche una buona amalgama. Tracce scatenate da artisti e band che spaziano dai ritmi più freddi e percussivi di Blawan fino all’intrigante onirismo di Lucrecia Dalt, passando per le atmosfere polverose e malinconiche di Shallowater.
Partiamo dal techno-industrial dark side con Blawan aka Jamie Roberts, il ragazzo di South Yorkshire che ha trasformato il drumming in una scultura sonora di percussioni spezzate che ti faranno sentire come se fossi in un magazzino pieno di trapani. Il suo pezzo “NOS” è un invito a perdersi nei bassi analogici e nel caos perfettamente orchestrato di un rave sotterraneo.
Shallowater emerge dall’ombra dei cactus del Texas con un country shoegaze che hanno battezzato “dirtgaze”. Il loro “God’s Gonna Give You A Million Dollars” è un inno che mescola chitarre sia twangy che heavy tra momenti di quiete quasi spirituale a tempeste di sabbia con te solo in questo mondo!
Lucrecia Dalt, la ex-ingegnere civile di Medellín ora sperimentatrice sonora internazionale, ci porta nel suo universo alieno ed etereo. Il suo “no death no danger” è un giro tra latini ancestrali e paesaggi elettronici surreali, che strizza l’occhio al cinema di fantascienza e alle sensazioni più intime, come se David Lynch avesse deciso di fare la colonna sonora mentre meditava sul caos, o così ce lo immaginiamo…
Ghostwoman, invece, è come quei film cult alla Tarantino di cui non ricordi il titolo ma sì la scena: Evan Uschenko mischia garage rock, psichedelia e krautrock in una pozione dal sapore vintage. Il risultato è ipnotico, perfetto per le notti di luna piena, quando l’eco di chitarre riverberate buca il silenzio della stanza e ti fa pensare “Ma io dov’ero finora?”.
Daniel Avery è il poeta techno-dreamer che ha trasformato il flusso incessante di viaggi e club in un’esperienza sonora densa e avvolgente. Il suo “Greasy off the Racing Line” con Alison Mosshart sfida il corpo a muoversi ma anche la testa a perdersi nelle pieghe di un lungo viaggio fatto di bassi profondi e synth che si rincorrono come onde in un mare notturno e pericoloso come quello della Global Sumud Flotilla.
Passando a qualcosa di più pop e retrò, segnaliamo Ladytron: dalle origini shoegaze/electroclash, questo trio britannico porta una synth-pop minimale, elegante e un po’ dark. Un nome culto che non delude mai, con radici che affondano nel post-punk e una storia ricca di collaborazioni prestigiose.
Non si può non menzionare poi il post-rock incantevole di Mogwai (con Barry Burns a colorare i suoni) che con “Lorica Pink” ci regala un’esperienza super-immersiva, come una passeggiata sulle Highlands dopo un temporale, perfetta per staccare il cervello dagli affanni quotidiani.
Tra le chicche francesi troviamo Bertrand Belin, poeta dandy della chanson che con “La béatitude” cammina sul confine tra eleganza pop e straniamento, con una voce che difficilmente si dimentica, come un abito di seta sgualcito ma prezioso.
Tame Impala, il cui “Loser” non è convincente ma vogliamo inserirlo anche perché tu possa sentirlo e decidere cosa ne pensi, ormai è più spostato sul pop moderno con atmosfere oniriche e melodie accattivanti, così facile da ascoltare – forse anche troppo…
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Buon ascolto! E…
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