In preparazione di domenica 19 ottobre in cui saremo live al Burō Cafè di Bologna con una playlist tematica, chiudiamo questa settimana con una playlist di circa tre ore, come sempre piuttosto variegata che tocca post-punk, elettronica, psichedelia e indie rock, con artisti capaci di far scatenare il cervello e i piedi senza troppi fronzoli. Ti avverto: qui si fa sul serio, ma senza prendersi troppo sul serio.
Partiamo da Opus Kink, quintetto post-punk di Brighton che si è fatto notare dal 2017. Sai che la loro line-up è praticamente un mix tra amici d’infanzia, fratelli e il loro ex babysitter? No, non è una barzelletta, è la loro storia vera! Hanno quel sound che ti smuove pur rimanendo in bilico tra sogno e incubo, con influenze che vanno dal punk ruvido a atmosfere più sognanti. Il loro brano “I’m A Pretty Showboy” è un manifesto di questa dualità irresistibile.
Se invece ti va di perderti in paesaggi sonori più dance, Kelly Lee Owens è passata da una elettronica intellettuale ad una più da club. Originaria del Galles, con alle spalle una carriera che l’ha vista lavorare con colossi come Björk e Jon Hopkins, Kelly mescola ritmi dance con vocalizzi ipnotici. Il pezzo “ASCEND” è proprio quel tipo di traccia di grande impatto che ti porta su un dance floor pieno di gente e sudato!
Se ti appassiona il post-punk con un’attitudine ansiosa e rugosa, Preoccupations da Calgary sono un must. Il gruppo, con disco clamoroso “Viet Cong” del 2015, è noto per le sue sonorità intense dove rabbia e malinconia si fondono. Il brano “MUR” è ci sorprende per le scelte d’impatto e per sottile chitarrismo.
Cambioamo scena con Lorelle Meets the Obsolete dalla calda Guadalajara in Messico, duo psichedelico che spazia dal garage al noise rock. La loro musica, come nelle sonorità di “Ker”, è un viaggio allucinato tra anni ‘60 e contaminazioni moderne, con quella patina sporca che non guasta mai quando vuoi sentirti un po’ fuori dal tempo.
Shaking Hand invece arriva da Manchester ed è proprio il suono della città in trasformazione: una miscela di emo, post-rock e alternative anni ‘90 che si muove tra tensione e rilascio. Il loro “Mantras” è perfetto per chi ama quei pezzi che sembrano sul punto di sgretolarsi, ma riescono a tenerti attaccato con un ritmo ipnotico e coinvolgente.
Completa la lista Pang Attack, il progetto solista di Alex Hackett da Montreal, veterano della scena indie-rock e shoegaze che conosce bene i meccanismi del suono avvolgente e pulsante. “Run Through the Sea” ha quel sapore di nostalgico e contemporaneo al tempo stesso, una traccia che si imprime facilmente nelle orecchie e nella memoria.
Quindi, prendi le cuffie, lascia fuori il resto del mondo e immergiti in questo giro musicale da 3 ore che, te lo prometto, ti terrà sveglia/o nel modo giusto.
Ti aspettiamo il 19 ottobre per il live podcast! Alla prossima weekly roundup!
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