Buon Compleanno Burō Café e grazie dell’ospitalità!
E’ passato più di un anno da quando entrando da Burō Cafè a Bologna ho chiesto loro chi si occupasse della selezione musicale trasmessa nel locale in sottofondo. Mi ha risposto Estefania: “sono io!”.
Il mio obiettivo era di farla partecipare alle dinamiche di questo blog per incrementare la componente di musica elettronica, ma nulla, alla fine è stata lei a “incastrare” noi!
Domenica 19 ottobre mentre questo post sarà già online saremo dal vivo a mettere su musica nel locale, non sarà certo una DJ session (non sono buono a mixare) ma più una sorta di trasmissione radiofonica senza radio, un podcast si direbbe oggi… Va bene, un podcast dal vivo come recita lo spot di Burō Cafè su instagram.
Prima volta quindi in un contesto di questo tipo, prima volta a mettere su brani e con un microfono tramite il quale dovrei anche raccontare qualche cosa. Non sai l’ansia..
Il tema per questo appuntamento ci è venuto abbastanza spontaneo e immediato, con @antoniocaroli e altri amici da qualche anno alimentiamo un playlist che rispetti un certo ragionamento, in questa occasione mi sono preso la briga di utilizzarla per produrne una versione per l’occasione. Il ragionamento che sta alla base della scaletta musicale è il seguente:
Ci siamo chiesti come mai nelle classifiche italiane non sono quasi mai presenti brani internazionali ma solo musica (prevalentemente trap) italiana. La risposta ce la siamo data in riferimento alla (a nostro avviso) pessima o assente divulgazione musicale relegata principalmente ai talent. Perché nel resto d’Europa sembra che la musica sia completamente diversa dal nostro paese? Osserva le classifiche! Non era così 25-30 anni fa. Abbiamo provato a selezionare alcuni brani dei recenti anni e pur mantenendo un approccio “alternativo” li proponiamo pensando che avrebbero trovato un pubblico ben più ampio e avremmo tolto dalla bocca a molti coetanei quel fastidioso “ma la musica di quando ero giovani negli anni 90 era meglio“.
Quindi con piglio leggero e cercando di non essere troppo disturbanti ma mantenendo (speriamo) una certa dignità e raffinatezza abbiamo selezionato 30 brani, il più “vecchio è del 2019 e il più fresco è proprio di quest’anno.
Ecco “The Unknown Hits”, selezione per Burō Café che riassumiamo lasciandovi i link alla playlist. Partiamo da Sault e il loro “God Is Love”. Qui entriamo nel mondo del neo-soul contemporaneo, con un groove profondo che sa di Black Power e rivoluzioni dimenticate. Sault è più di un progetto, è quasi un collettivo misterioso con un messaggio potente, perfetto per chi ama la musica con un’anima politica.
Se invece ti va di restare nell’indie rock, non puoi perdere Snail Mail con “Ben Franklin”. Lindsey Jordan, la mente dietro Snail Mail, è una presenza fissa nelle scene indie da ragazzina prodigio e il suo suono malinconico e pulito ti cattura subito. Anche Big Thief con “Simulation Swarm” offre un indie folk di classe, capace di raccontarti storie intime con un tappeto sonoro caldo e avvolgente.
Altro nome da segnare è Unknown Mortal Orchestra con “That Life”. Ci muoviamo su territori di psichedelia indie e art rock, un sound che mescola groove funky a atmosfere sognanti e psichedeliche. Perfetto per viaggiare con l’immaginazione.
Passando al neo-funk-soul più contemporaneo e sperimentale, Hiatus Kaiyote con “Love Heart Cheat Code” è un vero e proprio concentrato di groove sofisticato e bassi profondi. La band australiana è un punto di riferimento per chi ama esplorare confini sonori raffinati senza rinunciare a danceability e al groove.
Non poteva mancare Yves Tumor con “Jackie”, un maestro nell’arte di mescolare elettronica, rock e avant-garde con uno stile glam tutto suo.
Non ci siamo persi la poesia urbana di Kae Tempest in “More Pressure”, che con la voce e la potenza di un spoken word ti lancia dentro storie di vita reale con energia e sincerità, accompagnat* da un beat che ti fa battere il piede senza pensarci troppo.
Che tu sia fan di indie, alternative o neo-soul, questa selezione dimostra che si può essere originali, profondi e divertenti senza urlare troppo e usare male l’autotune. E soprattutto, che il meglio della musica underground è sempre pronto a sorprenderti in un contesto italiano che ci appare clamorosamente provinciale e isolato.







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