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Geese – LP Of The Week – #LPOTW

Geese – LP Of The Week – #LPOTW

22 ottobre 2025
antoniocaroli

  • Band: Geese
  • Titolo: Getting Killed
  • Etichetta: Partisan Records
  • Durata: LP, 11 tracce, 45 minuti circa
  • Paese: USA,  New York, Brookly
  • Genere: Psychedelic, art-rock, post-punk

C’è una bomba nel mio stereo e il criminale che l’ha fabbricata è un tizio della Gen Z che non siamo sicuri si sia ancora reso conto di essere un autentico fenomeno.

Podcast

Dopo la pubblicazione di “Projector“, esordio del ‘21 considerato all’unanimità una delle perle del Post-Punk di terza generazione, e “3D Country” del ‘23, il suo successore più maturo e coscienzioso, La Partisan Records riapre la gabbia dei Geese di Cameron Winter e libera definitivamente la bestia: “Getting Killed“.

Le tracce sono un unico rito liturgico pagano, con Cameron Winter a fare da predicatore e indottrinare la folla di ascoltatori alla disobbedienza. È la reazione spavalda ai demoni del mondo moderno, una risata beffarda in risposta alle tante costrizioni, pratiche e ideali, personali e culturali e perché no, musicali, alle quali rischiamo di arrenderci. Ogni testo trasuda senso di rivalsa pur senza indicare mai soluzioni pratiche, anche a costo di un salto nel vuoto con dito medio alla mano. Pura e semplice voglia di esserci, sempre e comunque:            

“Non so dove sto andando. Eccomi Qui”

Winter ha due clamorosi talenti in uno: la scrittura e l’interpretazione dei suoi stessi testi. Il ragazzo rumina ogni verso e lo sputa carico di tensione emotiva sia quando descrive semplicissime azioni, sia quando si addentra nella filosofia pura. Nelle sue parole c’è l’assoluzione da colpe spesso autoinflitte: “Ci sono microfoni sotto il tuo letto, e filmati che dimostreranno che entrambi abbiamo torto”. C’è la diserzione dagli architetti della paura: “Figliolo sei nato per morire spaventato.In tempo di guerra c’è solo musica dance, e abbiamo ballato per troppo tempo”. Ma c’è prima di tutto la voglia di autodeterminarsi, e che un messaggio così potente arrivi da un ragazzo nato nel 2002 dà speranza e riempie d’orgoglio.

Anche musicalmente Getting Killed è una accelerazione decisa, fragorosa e impudente rispetto ai dischi precedenti. La dimostrazione di un talento innato nel creare caos e controllarlo magistralmente, indirizzandolo a dovere a suon di idee ben assestate.   

Una centrifuga lisergica senza soluzione di continuità, figlia, ci scommettiamo, di lunghe jam in studio, ma finemente cesellate da tutta la band con l’intento di creare 11 tessere da mosaico perfettamente sagomate per intrappolare le spirali vocali di Cameron.   

“Trinidad”, il brano d’apertura, è già una dichiarazione d’intenti. Turbolenta e ostinata nell’aggiungere strati su strati tanto da alimentare la paura che prima o poi vada tutto in vacca, cosa che ovviamente non accade, anche grazie al lavoro in produzione di Kenneth Blume, che è già stato l’artefice principale dell’evoluzione sonora degli Idles. È il preludio di un disco sorprendete, che alterna momenti più morbidi come la melodicamente perfetta “Cobra” e la ninna nanna nera di “Au Pays du Cocaine” che reimpasta i Velvet Underground riallungandone la data di scadenza, ad altri in cui il carico di tensione è nettamente superiore indipendentemente dalla frenesia del brano, come in “100 Horses” o la stessa Title Track. E poi c’è “Taxes”: la perla. La Hit che non sapevamo di meritarci e che dalle parti di Brooklyn cantano già a squarcia gola. Da sola, così spavaldamente reazionaria, varrebbe l’acquisto del disco:

“Se vuoi che paghi le tasse
Faresti meglio a venire con un crocefisso
Dovrai inchiodarmi.
Dottore, guarisci te stesso”

In “Getting Killed” c’è tutta la Madama Psichedelia intenta a saltare oltre la staccionata dei ‘60 e ogni sua discendenza successiva: abrasiva e disillusa, a tratti delirante e scanzonata, mai troppo citazionista ma ben macerata nel nostro presente, quello dei fiori appassiti e dei colori sbiaditi. Ci sono i migliori Rolling Stones della storia e via a rotolare giù per almeno due decenni fino alle sfuriate degli Stone Roses, dominati totalmente da una band di ventenni dalle spalle larghissime.

Le chitarre sono taglienti e funzionali ad enfatizzare le dinamiche della voce di Winter. Continui passaggi sonori spiazzanti. Ma è la sessione ritmica a dominare la scena, con la batteria di un Max Bassin semplicemente magistrale. Un manuale di eccellenza percussiva per tutta la durata del disco che culmina nel delirante moto accelerato di Long Island City Here I Come.

I Geese sono una delle cose più sorprendenti capitate alla musica e a noi in quest’epoca forse fin troppo bistrattata. Con Getting Killed alzano tantissimo l’asticella e probabilmente aprono una breccia per la discografia rock dei prossimi anni.

Il messaggio è chiaro, rappresentato perfettamente dalla pistola in copertina puntata dritta alla nostra faccia. Una minaccia contro la tentazione di arrendersi.

Quando sono diventato sordo
Ho usato i miei occhi.
Mi hanno messo in fila
Finché non sono diventato cieco.
Sali, Stronzo
Quando il semaforo diventerà rosso, ce ne andiamo!

Due brani per LP Of The Week 👇🏼

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Una risposta a “Geese – LP Of The Week – #LPOTW”

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