
- Band: Lorelle Meets The Obsolete
- Titolo: Corporal
- Etichetta: Sonic Cathedral
- Durata: LP, 10 tracce, 43 minuti circa
- Paese: Messico, Ensenada, Baja California
- Genere: Psychedelic-rock, Art Rock, Experimental Rock, Post-Rock
Con un pizzico di febbre durante un lunedì di costrizione casalinga riascolto “Corporal” altro lavoro dei Lorelle Meets The Obsolete che è composto da Lorelle, aka Lorena Quintanilla e The Obsolete, aka Alberto González, un progetto che arriva dal Messico in un incedere lento, ostinato e deciso. Difficile collocarli in un genere, la psichedelia sicuramente ma vanno oltre.
Le cronache mi raccontano di difficoltà dopo il tour che ha seguito “Datura” nel 2023, Lorelle Meets the Obsolete si sono ritrovati a un bivio. Conto in rosso, ispirazione al minimo, e quell’ombra di voler mollare tutto, di lasciare la musica alle spalle. Poi, lentamente, una scintilla ha ricominciato a vibrare, e con essa sono nate nuove tracce. Quel che è venuto fuori non era più lo stesso sogno psichedelico dei primi lavori né l’esperimento abrasivo degli anni venti, ma qualcosa di nuovo, straniante, quasi da far saltare il nome — e invece hanno scelto di tenerlo.
Con l’aiuto di Antoine Goulet — l’ingegnere dal vivo dei Suuns — hanno dato forma a questo LP, un disco che esplora nuovi territori. La pista club pulsante accostate a scosse di rumore senza regole, eppure tutto appare naturale, come un’estensione spontanea del loro universo sonoro. Ipnotico e magnetico come un rituale notturno, “Corporal” si insinua con la grazia di chi sa dove vuole portarti.
L’apertura, “Regresar/Recordar”, è un colpo al cuore: synth che vibrano come oscure frequenze sotterranee, sequencer impazziti, la voce di Lorena Quintanilla scalfita da quella oscurità che ti cattura. Sembra un’uscita notturna tra caos e fascino, dove l’ebbrezza si fa più tagliente, più pericolosa.
Il resto dell’album prosegue nell’ombra e nella tensione. C’è una minaccia palpabile, lenta e inesorabile come in “Ker”, una marcia funebre verso l’ignoto; un’intensità quasi spietata in “Casi no estar”, e poi il dub distorto di “Palabra” che si sgancia da ogni certezza. “Reanimar el cuerpo” svuota tutto, lasciando soltanto un brivido inquietante. Non si tratta più di perdere il controllo, ma di afferrarlo e domarlo.
Questo reset netto, in fondo, è la presa di coscienza più sincera e cruda di Quintanilla e González. Sono passati da una macchina già raffinata a un organismo pulsante, imprevedibile e audace.
Piacerà a chi cerca psichedelia, contaminata da un senso di rischio, da un suono che osa, che sfida il conformismo. Lorelle Meets the Obsolete stanno scavando, esplorando e rischiando.
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